Recensioni

Diego D’Agata, Gaudi- Paranoise

Skank Bloc Records è una di quelle etichette che ormai da diversi anni consiglio di seguire, perché non credo che vi sia un solo disco tra quelli pubblicati che non abbia una personalità e una storia da raccontare. Lo scorso anno in modo particolare ho presentato ONE il primo EP degli Splatterpink, band amata da John Peel, di cui si erano perse le traccia. Un’operazione di grande importanza che ha restituito un tassello importante della nostra storia musicale. La proposta di oggi ha diverse analogie con l’operazione Splatterpink e mi auguro che possa avere un seguito, considerato che parliamo solo di due brani disponibili o in digitale o su vinile 7 pollici.
Anche questa volta, infatti, ci muoviamo tra presente e passato e, come è giusto che sia, è opportuno partire da quest’ultimo. La Bologna, e più in generale l’Emilia-Romagna, di fine anni ’70, primissimi anni ’80 offre uno scenario musicale magmatico e quanto mai avanguardistico in linea con quelli che sono gli scenari internazionali. Uno scenario non facile da ricostruire fatto di realtà musicali, come vedremo, nate e morte nel giro di pochissimo tempo. Il caso più eclatante, probabilmente folle, è quello di Paranoise. Il duo che lo forma e letteralmente lo distrugge nel giro di ventiquattr’ore è formato da Diego D’Agata, allora quattordicenne, in seguito membro degli Splatterpink, e dal diciottenne Gaudi, una carriera eccezionale difficilmente riassumibile in poche righe, ma i più attenti lo ricorderanno in occasione della presentazione su queste pagine di Magnetic.
Il duo nel 1980 decise di registrare un album noise-sperimentale in ventiquattr’ore e distruggerlo nel momento in cui fosse stato finito. E così fecero, ma dalla devastazione si salvò un nastro ancora parzialmente utilizzabile, che venne conservato e che è confluito in Voyage Through the Deep 80s (Emilia Romagna) uscito per la Splitte Records. Un progetto affascinante che, regione per regione, cerca di ricostruire quel panorama magmatico e sfuggente a cui accennavo all’inizio.
Jimmy is, questo il titolo del brano, ha suscitato grande curiosità e interesse e ciò ha spinto i due artisti a reintrecciare le loro carriere. Due tracce, per poco meno di 8 minuti, che se non colmano l’irrimediabile perdita dell’album dell’80, confermano però la validità del progetto. Due tracce nate a distanza sulla via Bologna – Londra, nelle quali è ancora viva la ricchezza del suono analogico a cui si è unita, come è anche giusto che sia, la qualità digitale. Il due brani, come suggerisce anche il titolo stesso del progetto, sono un mix di basso synth, effeti dub, suoni dissonanti, che raccontano il particolare quanto drammatico momento storico che stiamo vivendo. La domanda a questo punto è: ne verrà fuori un album completo? La risposta non ce l’ho, ma mi auguro che Lapo Boschi, boss e mente della Skank Bloc Records, si faccia promotore di quella che, ne sono sicuro, sarà una richiesta unanime.

Lapo Boschi
Skank Bloc Records
Diego d’Agata
Gaudi

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Fortunato Mannino

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