Recensioni

Deka’dɛntsa – Universo 25

Definire questo album interessante è riduttivo

Tra i pochi effetti collaterali positivi di una crisi pandemica ancora tutta da decifrare, possiamo annoverare la formazione di nuovi gruppi e un gran numero di dischi che da essa hanno tratto ispirazione. Per chi deve presentare i dischi il rischio di ripetersi è sempre in agguato ma, per fortuna, la varietà di stili e le diverse tematiche danno la possibilità di riflettere sui diversi aspetti di questa strana epoca e permettono anche di rispolverare pagine di storia che, alla luce di quello che stiamo vivendo, diventano tristemente attuali.
Il disco che presentiamo oggi è un po’ l’emblema di quanto scritto prima anche se, ad onor del vero, il progetto nasce qualche mese prima. Progetto che ruota intorno al bassista Raffaele “Lhello” Marra fondatore e membro dei Postvorta e alla sua esigenza di dar spazio ad altri linguaggi compositivi. Con lui il cantante Emilio Prinzo, il batterista Dario Bruno, il chitarrista Toni Musto e un gran numero di ospiti e tecnici, che hanno contribuito alla realizzazione di un album che definire interessante è riduttivo.
Il nome della band è Deka’dɛntsa e Universo 25 è il titolo dell’album, nomi che risuonano sinistri e che, come la bella copertina realizzata da Alessandro Canu, ci precipitano nelle cupe tematiche dell’album. Il titolo fa, infatti, esplicito riferimento all’ultimo degli esperimenti condotti da John Bumpass Calhoun tra il 1958 e il 1972 sugli effetti della sovrappopolazione nelle comunità di ratti e topi.
Universo 25 era la gabbia dorata nella quale vennero rinchiuse quattro coppie di topi. Ai roditori non venne fatto mancare nulla in termini di acqua e cibo, ma lo spazio ben presto divenne il primo ma non il più grave dei problemi. A decretare il collasso della colonia fu lo stravolgimento delle gerarchie e delle relazioni all’interno della colonia stessa tanto che l’etologo statunitense coniò la definizione fogna del comportamento. Non mi dilungherò sui comportamenti dei roditori visto che la definizione è già di per sé forte, mi limiterò a ricordare che quegli studi e quelle osservazioni non tardarono a passare dall’etologia alla sociologia urbana e alla psicologia.
Con l’andar del tempo ci si è (forse) dimenticati dei risultati di queste osservazioni ma, oggi come oggi, con il progressivo e inesorabile declino della società occidentale le analogie con quei dati sono evidenti. Ed è proprio questo il punto di partenza del concept con cui i Deka’dɛntsa si presentano. Il concept che ci propongono si sviluppa lungo sei brani più uno introduttivo, che affondano le loro radici nel rock alternativo e nel post-metal / sludge.
Latenza 00, brano scritto e suonato da Mohammed Ashraf (Pie are Squared, Postvorta, Void of Sleep), ci introduce alle cupe atmosfere di Universo 25. Brano in cui affronta la tematica della violenza gratuita, dell’assenza di etica e morale che stanno devastando il nostro mondo.
Edonismo ed egocentrismo sono i temi di Inutili Eroi. Decadenza è, a mio avviso, il brano più bello e più rappresentativo dell’album: è l’essenza stessa dell’album, è l’input che lo ha ispirato nonché l’immagine di morte che si nota riflessa nella pupilla del volto in copertina. Il brano si caratterizza per una per una serie di domande retoriche, che trovano solo tristi certezze: Non c’è un antidoto alla decadenza / Non c’è vaccino per la decadenza.
C’è anche chi percepisce la propria estraneità a questo modo di vivere ma, non riuscendo a contrastarlo, preferisce estraniarsi e vivere la propria esistenza in isolamento.
Hikikomori è il brano che racconta questa condizione e che apre all’attualità di Pandemica. Il disco si conclude con Disordine e Indisciplina, titolo esplicito che non ha bisogno di commenti. Universo 25 è un disco amaro e decisamente attuale che, alla luce di quanto accade nel mondo, non lascia scampo all’umanità. Le colonie di roditori si sono autodistrutte inesorabilmente, ma erano roditori. La domanda a questo punto è: quell’intelligenza e quella cultura di cui saremmo dotati ci salverà da una fine che sembra inevitabile o l’umanità continuerà a danzare ebbra sul ciglio del baratro in attesa di precipitare?

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Fortunato Mannino

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