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Decibel “Noblesse Oblige” Tour 2017@Santa Teresa Gallura

Scritto da Claudia Erba

Dalla furia iconoclasta del punk al polisemico universo della new wave in un concerto libero e lungimirante

Ultima tappa del Noblesse Oblige Tour lunedì sera a Santa Teresa Gallura (O-T). La tournée, nata per gioco e poi proseguita senza sosta da marzo a ottobre, come ha sottolineato Ruggeri, ha visto la reunion di Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio- gli storici Decibel- formatisi nel 1974 tra i banchi di scuola del Liceo Berchet di Milano, dalla fusione della band Trifoglio con gli Champagne Molotov.
Sul palco con i Decibel Paolo Zanetti alle chitarre, Fortu Sacka al basso, Alex Polifrone alla batteria e Francesco Luppi alle tastiere.
A quarant’anni di distanza gli avanguardisti del punk in Italia hanno pubblicato l’album NOBLESSE OBLIGE, 12 brani inediti e 3 grandi successi, trainato dal singolo My My Generation, che nel finale litanico omaggia i numi tutelari della band, dai Ramones ai New York Dolls, passando per i Sex Pistols e gli Stranglers, per arrivare agli Sparks. Due eventi speciali, i Decibel party, sono in programma a Torino e a Milano, rispettivamente il 24 ottobre al Le Roi e il 6 novembre al Fabrique.
Dalla loureediana Il lavaggio del cervello al post-punk di Decibel, dalla kurtweilliana Triste storia di un cantante, passando per la più melodica Vivo da Re, la stranglersiana Fashion,
 la disincantata Il Jackpot, fino alla brechtiana Contessa-solo per citarne alcune-in oltre due ore di musica la band ha ripercorso la storia dei Decibel, dal sarcasmo dissacrante delliniziale periodo punk alla ricostruzione, sulle ceneri lasciate dalla furia iconoclasta del punk, di un diverso e più articolato approccio socio-culturale e stilistico al rock, che si è tradotta nel polisemico universo della new wave, confluenza cosciente di una molteplicità di espressività.
Nessun groove, nessuna tastiera virtuale, nessun suono preconfezionato e la ferma e fiera intentio di prendere le distanze da arrangiamenti-fotocopia per un concerto libero e lungimirante, dalle dinamiche vitaminiche, lontano dalla stucchevolezza di certe prenuragiche operazioni nostalgia.
Non sono mancate le incursioni nel repertorio da solista del cantautore milanese, da Polvere a Il futuro è un’ipotesi, millennial dalle atmosfere eighties, passando per le immortali Il mare d’inverno e Quello che le donne non dicono, Ti avrò, I dubbi dell’amore, Peter Pan, Primavera a Sarajevo, Mistero, fino alla recente Il primo amore non si scorda mai, quarto posto e Premio Lunezia come miglior testo a Sanremo 2016.
Ruggeri sembra guardare avanti con lo spirito del suo Ulisse, andando incontro al futuro con le vele al vento, senza retrospettivi rimpianti né paure, portando sul palco il suo ontologico pastiche di istintualità ed esperienza, magnetismo animale e aristocrazia della parola.

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Claudia Erba

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