Recensioni

Deadburger Factory – La Chiamata

Rispondiamo a La Chiamata di Vittorio Nistri e del suo sciamano che diventa il simbolo di quella che ormai possiamo definire Resistenza civile

Sicuramente le parole amico / amicizia su un social hanno accezioni decisamente diverse da quelle reali, ma è altrettanto vero che i social offrono possibilità d’incontro assolutamente inedite per chi come me ha superato la boa dei cinquanta. Non bazzico da molto su FB ma in questi anni ho avuto modo di incontrare, grazie a SOund36, persone straordinarie, con le quali l’empatia è stata a dir poco immediata.
Una di queste è Vittorio Nistri, che ringrazio pubblicamente per avermi fatto dono degli album della Deadburger Factory, di tutti quei lavori inediti che ha condiviso con poche persone nel lungo intermezzo che separa gli ultimi due album e che custodisco gelosamente nella mia collezione e, soprattutto, della sua stima e di un’amicizia che, anche se al momento virtuale, mi auguro un giorno possa materializzarsi in un incontro reale.
Il 2020 è stato un anno complesso e il 2021 si presenta con molte incognite, ma è bello sapere che la Musica non solo non si è fermata, ma continua a mandare messaggi importanti ad una società incantata dallo sfavillante nulla mediatico.
Come accennato, sono passati ben sette anni tra La Fisica delle Nuvole e La Chiamata, ma il fascino di questa band resta intatto e, non è un caso, che in occasione della prima recensione io abbia usato più volte la parola Arte.
E anche per La Chiamata non posso esimermi dal farlo, visto che l’album si pone come ideale, ma non necessario per chi ascolta, proseguo del precedente.
Procurarsi La Fisica delle Nuvole è una scelta che consiglio, perché resta un album straordinariamente evocativo e, comunque, rappresenta l’inizio di un percorso tematico che si conclude con La Chiamata.
Due album diversi che rappresentano la doppia dimensione umana: quella intima e introspettiva e quella sociale. Onirico ed evocativo il primo, diretto e crudo il secondo, entrambi avanguardistici e sperimentali al punto da risultare difficilmente classificabili in un genere preciso.
Concettualmente La Chiamata è un album complesso sul quale si potrebbe discutere ore, perché ben fotografa la situazione politico-sociale di questo nostro strano tempo. Il titolo è un appello alla riflessione, alla presa di coscienza e, conseguentemente, a una ribellione civile a quel sistema di potere che vuole una società ignorante a cui imporre i suoi modelli.
Non è un caso che nelle pagine finali dell’elegante libretto, che accompagna il cd, siano raccolte una serie di notizie solo apparentemente slegate, ma che se viste nell’insieme ci raccontano quella che è stata una triste involuzione sociale. Un’involuzione che ha privato le ultime generazioni e le future di tutti quei diritti ottenuti grazie a dure lotte sindacali.
Una società drogata mediaticamente e pronta a sposare le battaglie di personaggi pericolosi per la democrazia o bizzarre e altrettanto pericolose teorie pseudo scientifiche. La parola che immediatamente mi ha colpito e che dà anche la caratura culturale del gruppo è agnotologia, ovvero, la scienza che studia i meccanismi di creazione deliberata e sistematica dell’ignoranza. Lo strumento? Il primo, come accennato, è l’uso delle fake-news, il secondo è il sistematico smantellamento del sistema d’Istruzione. Tutto ciò nel tempo ha consentito e consolidato la mediocrazia e ha acuito pericolosamente il divario sociale. Queste considerazioni rappresentano il secondo livello di comprensione dell’album, quello che scaturisce dalla riflessione, dalla lettura del corposo libretto, dalla percezione del messaggio che la Deadburger Factory con La Chiamata vuol mandare al suo pubblico.
Il primo livello, quello più immediato ma non meno complesso e, comunque, strettamente correlato a quel concetto tutt’altro che statico di normalità, invece, ha come protagonista il personaggio che vedete in copertina. Si tratta di uno sciamano che suona il suo tamburo all’interno di un centro commerciale. Un personaggio un po’ sopra le righe, un personaggio come tanti se ne vedono nelle città. Li definiscono matti, diseredati e ciò basta a giustificare sorrisetti, sfottò e ingiurie.
Lo sciamano cerca di spazzare via l’idiozia dei mediocri tentando di evocare forze primordiali e per un momento ha anche l’impressione di esserci riuscito, ma gli sfottò lo riportano alla realtà. E qui arriviamo al paradosso, perché il matto resta estraneo ad essa e vive pienamente il suo essere, viceversa i normali, che credono di sapere tutto e di poter fare tutto, non capiscono di essere burattini di un sistema che controlla e manipola ogni loro scelta. Ecco che il matto diventa il simbolo di quella che ormai possiamo definire Resistenza civile. Come ho scritto precedentemente, la Musica è difficilmente catalogabile perché miscela jazz, elettronica ed è intrisa di spirito psichedelico, ma in questo caso mi piace usare la definizione che ne dà il gruppo: suono materico e concreto.
Non c’è spazio per divagazioni oniriche o momenti prettamente acustici e a dominare è il suono elettrico, il contrabasso e tutti i brani sono a doppia batteria. Strumento quest’ultimo, dunque, non solo dominante per ragioni che ritengo evidenti ma che si pregia di numerosi e illustri ospiti e a cui è dedicata una sezione storica all’interno del libretto.
Concludo questo racconto, forse un po’ lungo ma non poteva essere altrimenti, così come l’avevo iniziato con la parola Arte. Chi fa Musica sa bene che l’aspetto grafico e il packaging non sono elementi da sottovalutare e chi deciderà di far propria la copia fisica si troverà di fronte ad un cofanetto in PVC semitrasparente e serigrafato, contenente: il CD con copertina gatefold, un miniposter, il booklet e il codice per il download dell’album. La copertina in PVC e quella interna del cd sono identiche anche se quella interna ha i colori, ciò crea un passaggio simbolico dal buio alla luce. Come in occasione del precedente album, a curare la parte grafica è Paolo Bacilieri, scrittore e fumettista di fama nazionale che ha firmato, tra l’altro, molti albi per la Bonelli.
Ci sarebbe tanto altro da scrivere ma per motivi di tempo e di spazio mi fermo qui. Mi auguro che tanti rispondano a La Chiamata e che tanti facciano propria quella che è una delle perle di quel che è stato un triste 2020.

Snowdonia dischi
Vittorio Nistri
Deadburger 

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Fortunato Mannino

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