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Dante e l’inferno degli esseri umani raccontati dalla musica

Anche la Musica non è rimasta indifferente al fascino dell’opera dantesca. Tra gli altri ricordiamo gli Old Bridge che con l’Heavy Metal e l’Hard Rock dimostrano l’attualità del mondo dantesco

Non penso che l’Opera di Dante annoveri uno scritto minore, ma è indubbio che la cantica dell’Inferno sia quella che sentiamo più vicina a noi. Un mondo dolente e caliginoso che, a distanza di secoli, non smette di fustigare le umane debolezze al punto da risultare ancora assolutamente attuale. Una cantica che, al di là delle tematiche, affascina anche per il modo com’è stata concepita e strutturata. Va da sé che su questo argomento si sono scritte e si scriveranno pagine di critica, che vanno ben oltre l’intento di questo articolo, che ha come unico scopo quello di ricordare alcuni aspetti della cantica dantesca e la sua attualità. Uno di questi è certamente l’attenzione al lettore, con il quale instaura qualche volta anche un dialogo diretto.
Dante è cosciente che se vuol raggiungere un obiettivo didascalico e salvifico non può non tener conto del fatto che quella cantica è destinata a tutti gli uomini del suo tempo e che dietro quel tutti, c’era una gran massa di persone di scarsa cultura. Ed era, inoltre, consapevole sia del fatto che avrebbe dovuto adeguare la sua poesia ad un registro accessibile a tutti, sia del fatto che non sarebbe stato sufficiente condannare il peccato declinandone tipologia e gradazione. Cultura, Vita e Genio s’incontrano, a mio avviso, proprio nella consapevolezza delle problematiche e nella loro soluzione.
Dante, da gran regista qual è, inserisce nel suo racconto mostri e figure mitologiche, personaggi a lui contemporanei nati e morti nella penisola italiana e balzati alle cronache del tempo per delitti efferati o per turpi vizi arrivati all’orecchio del poeta attraverso il pettegolezzo. Inserisce nel racconto luoghi e città che suscitano la curiosità del lettore, che viene stimolato ad andar avanti nella lettura anche dalle anticipazioni d’incontri che sapientemente dissemina durante i dialoghi con le anime dei cerchi superiori, così come non mancano gli eventi straordinari e quelli che oggi chiameremmo effetti speciali. Un’umanità variegata protagonista della vita sociale e politica del tempo che la poesia di Dante ha cristallizzato nella sua umana debolezza. Figure che da secoli fanno discutere i critici e continuano ad affascinare artisti, William Blake su tutti, e scrittori e anche la Musica non è rimasta indifferente al fascino dell’opera dantesca. Non sono pochi gli artisti che hanno inserito nelle loro canzoni citazioni tratte dalla Commedia o abbiano composto musiche ispirate a singoli episodi o a personaggi di essa. Esiste anche una bella trilogia dedicata esclusivamente alla Commedia che porta la firma dei Metamorfosi. Trilogia che gli amanti del Progressive conoscono non solo per la sua bellezza ma anche perché ha avuto una gestazione molto lunga: il primo disco dedicato all’Inferno è uscito nel 1973, nel 2004 viene pubblicato il Paradiso e nel 2016 il Purgatorio. Un’opera quella dei Metamorfosi che, a quanto mi risulta, resta un unicum e che consiglio vivamente di ascoltare.
L’ultimo lavoro in ordine di tempo ispirato all’Inferno dantesco e, non a caso, è firmato dai fiorentini Old Bridge s’intitola Bless the Hell. Nel guardare la copertina e l’uomo di spalle davanti alla porta dell’Inferno si coglie immediatamente un rimando a L’avvocato del diavolo, il film capolavoro di Taylor Hanckford. Un’introduzione visiva a quello che è il viaggio che Silvia Agnoloni, voce del gruppo e autrice dei testi, ci propone. La porta che si varca non è quella che conduce a un regno ultraterreno ma quella che porta al mondo reale.
L’inferno, declinato secondo lo schema che Dante illustra nell’XI canto, è dentro e fuori di noi. È nei ma che consentono ipocritamente di prendere le distanze dal prossimo. È nella notte degli ultimi che popolano le periferie e le stazioni, vite dannate che, nonostante il vortice che le ha inghiottite, smaniano per raccontare una storia, la loro storia. Storie sbagliate, storie che sono diventate sbagliate per caso o per scelta o per nascita. Storie che s’intrecciano e che, spesso, ne imbrigliano altre apparentemente lontane, trascinandole a fondo come in un vortice. È dentro le sicure mura domestiche che si consumano violenze e delitti che materializzano quella matta bestialità raccontata da Dante negli ultimi cerchi infernali. L’inferno è qui ma i dannati raccontati da Silvia Agnoloni hanno ancora la speranza, percorrendo un doloroso e tortuoso viaggio introspettivo, di risorgere dal proprio inferno.
Solo allora il Tempo potrà sanare le ferite inferte da un’avversa Fortuna, la citazione del testo dei Carmina Burana non è casuale.
Il linguaggio degli Old Bridge è saldamente legato a quello dell’Heavy Metal e dell’Hard Rock e dimostra non solo l’attualità del mondo dantesco, ma la sua versatilità nell’essere raccontato.

L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui. (William Shakespeare)

Credits Immagine di Copertina: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=668054

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Fortunato Mannino

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