Recensioni

Daniele Sollo @ Order and DisOrder

Un esordio sì ma anche una piacevole conferma per Daniele Sollo

Il 2020 lo ricorderemo come l’anno che ha segnato un solco profondo nella quotidianità e nella vita delle persone. La Musica ha pagato e sta pagando caro il prezzo di questa pandemia, ma non per questo non sono mancati album di grande spessore. Order and DisOrder, primo album solista di Daniele Sollo, è sicuramente da annoverare tra questi. Un esordio sì ma anche una piacevole conferma, soprattutto, per chi non si limita a ricordare di un gruppo solo il nome del front man. Il bassista napoletano, intatti, è una personalità importante ed apprezzata del nostro panorama musicale per la sua tecnica e la sua versatilità, la collaborazione con Fabio Zuffanti ne è la prova più evidente.
Il titolo dell’album è già di per sé pregno di significati filosofici e, ne sono certo, ognuno avrà utilizzato mille volte queste parole per giustificare il suo modo di essere. Giustificazione che, spesso, ha insito un desiderio di equilibrio interiore in un momento in cui la quotidianità di sostegni ne offre pochi e l’anima è imprigionata dalla materialità. Musicalmente i sei brani rappresentano un po’ l’essenza stessa del titolo: spaziano tra diversi generi musicali esaltando l’eclettismo e la tecnica di Daniele Sollo raggiungendo l’equilibrio formale.
Dal punto di vista lirico l’album non è meno importante. I testi dei quattro brani cantati raccontano di un viaggio introspettivo che partendo da ataviche domande senza risposte giungono alla consapevolezza che, in fondo, la vita è un eterno ripetersi e per questo ogni istante non va sprecato. Apre l’album 11 – IX – 1683 una data che richiama alla mente la Battaglia di Vienna e la sconfitta dell’esercito ottomano e per assonanza anche altri 11 settembre, ma la chiave del brano va decisamente oltre.
La riflessione è sul fanatismo religioso e sulla capacità in nome di un dio e di un paradiso di commettere atrocità di ogni genere, ovvero, il perfetto contrario di quello che c’è scritto nei libri sacri di tutte le religioni. Non un brano religioso ma una acuta riflessione che si apre al presente, considerato che l’uomo occidentale ha cambiato forma alla guerra ma non ha mai smesso di farne e di divinità ne venera tante, tra tutte se stesso e il denaro.
A Journey è un bell’esempio di poesia panica dal sapore crepuscolare, nella solitudine di un parco i sensi si espandono, il tempo cristallizza ogni cosa e tutto appare chiaro. Ognuno poi identificherà come preferisce la figura evanescente vestita con veli neri e dagli occhi di ghiaccio che appare alla fine dei versi. A creare le atmosfere nostalgico-idilliache di In My arms sono archi e basso e su di esse Fabio Zuffanti, quasi come in un reading, canta l’importanza dell’altro. La ciclicità della vita e degli eventi, l’impossibilità di fermare l’attimo e quel desiderio di fuga dalla materialità le ritroviamo in Anytime, Aniplace.
Brano che si snoda lungo un percorso di quasi dodici minuti e che rappresenta la vetta di un album che, come ho scritto precedentemente, non ha punti deboli. Order e DisOrder è impreziosito anche dalla presenza di ospiti del calibro di Fabio Zuffanti, Alessandro Corvaglia, Stefano Agnini, Jason Rubenstein e… Non solo.

Micio Poldo Edizioni Musicali
Daniele Sollo
Synpress Uffico Stampa
G.T. Music

About the author

Fortunato Mannino

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