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Cuore italiano – Canzoni da un sogno mai perduto @ Alghero Teatro Civico

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

Domenica 5 gennaio, Franca Masu, accompagnata da un ensemble illustre di musicisti (Luca Falomi-che ha curato anche gli arrangiamenti-alle chitarre, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Salvatore Maltana al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria) ha incantato il pubblico del Teatro civico di Alghero con lo spettacolo “Cuore Italiano-Canzoni da un sogno mai perduto”.
Lo smalto interpretativo della voce catalana per eccellenza ha esplorato, vestendolo di sfumature inedite, il trend sonoro esterofilo degli anni 30/40, che guardava con curiosità alle ritmiche jazz/swing d’oltreoceano (emblematica l’interpretazione di “Ba ba baciami piccina”), per poi affrontare la restaurazione della canzone melodica più tradizionale, nelle diverse declinazioni dell’allegria e dell’intimismo nostalgico.
“Cuore italiano” ha abbracciato dunque un arco temporale ampio, spingendosi a ritroso, arditamente, fino agli anni ’30 e risalendo fino ai primi anni’60.
Nel corso dello spettacolo, oltre un’ora di musica ed emozione, lo spettatore è stato investito dal languore interpretativo di una Masu in stato di grazia, che ha fornito una rilettura appassionata di “Parlami d’amore Mariù” (nella versione originale del 1932 cantata da Vittorio De Sica), per poi ricreare tutta la potenza evocativa di quelle “canzonette”- tra le altre “Guarda Che luna”, “Un bacio a mezzanotte”, “Non dimenticar”– che, negli anni del secondo dopoguerra, sono state la didascalia sonora della rinascita italiana. (Significativa, in tal senso, l’apertura di concerto con “Grazie dei fior”).
Lo spettacolo, estremamente godibile nel fittissimo dialogo di voce e strumenti, ha messo in luce ancora una volta la fantasia timbrica di Franca Masu, sospesa tra aperture maestose e respiri sommessi; soffio istintuale che non si fa fonema articolato.
Animata da una tensione quasi agonistica tra rigore filologico e sorprendente autarchia interpretativa e sorretta da un ventaglio inesauribile di coloriture vocali, la cantante ha disegnato una complessa tessitura di armonie, mettendo in scena un’assoluta libertà del fraseggio jazzistico, dagli accenti spiccatamente ludici. Superlativa l’improvvisazione scat in “Maramao perché sei morto”, punteggiata di irresistibili onomatopee; autentica festa in musica la chiusura, dilagante, con
“Pasqualino Marajà”, virtuosistico tributo a Mr Volare.
Al di là degli aspetti meramente stilistici, a Franca Masu deve essere riconosciuto l’ulteriore merito di aver espresso, in equilibrio dialettico fra narrazione individuale e racconto al plurale, tutta la levità dell’arte popolare, restituendole nel contempo il peso che le spetta di diritto; quella straordinaria capacità di ricomposizione istantanea dello smisurato mosaico della memoria collettiva che la sottrae al livellamento del mero consumo quotidiano, per elevarla a custode del DNA emozionale di un intero paese.

Arrangiamenti: Luca Falomi
Flower designer: Tonino Serra
Scenografia. Marco Velli
Service audio: Artesonos di Giuseppe Erre
Tecnico del suono: Federico Canu
Service luci: Grandi luci di Tony Grandi
Make up: Valeria Boncoraglio
Visual: Marina Spironetti Photos

Articolo di Claudia Erba
Photo Credits: Massimo Della Noce

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