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COVERLAND, YOU CAN LEAVE YOUR HAT ON. Cover by: JOE COKER

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

L’ORIGINALE

Nel 1972 il celebre compositore e cantante Randy Newman pubblicò il suo terzo album Sail away (consigliatissimo), che pressoché unanimemente è anche considerato il più bello. Il suo stile ironico, quando non addirittura sarcastico, unito alla semplicità delle orecchiabili melodie sono sempre state le sue armi vincenti. Prova ne è il fatto che sia stato spesso “ingaggiato” dal mondo del Cinema per incidere colonne sonore con risultati encomiabili (ben venti nomination agli Oscar e due statuette al suo attivo).
Sul lato B del succitato disco c’è You can leave your hat on, canzone dall’andamento dinoccolato in chiave blues e il cui testo potremmo definire senza mezzi termini “erotico”. Versi espliciti come “Baby take off your coat real slow…baby take off your shoes…take off your dress yes yes yes…but you can leave your hat on” che di fatto sono un invito ad una donna a iniziare uno spogliarello, suonano ancora più efficaci grazie al piano ipnotico dello stesso Newman che ripete sullo sfondo gli stessi accordi per tutta la durata del pezzo. Alla preziosa chitarra slide, che gioca un ruolo decisivo, c’è infine un immenso Ry Cooder che arricchisce il tutto con i suoi riff unici. Pur se oggettivamente bello, l’autore disse al riguardo della canzone: “era troppo bassa perché io la cantassi. Non potevo farla troppo rock, cosa che forse avrei dovuto … o forse no”. Forse più di qualche rimpianto, quindi, per averla potuta “vestire” ancora meglio ma in realtà, a mio avviso, è più che godibile.

LA COVER

Nel 1986 uscì al cinema un blockbuster di livello mondiale (ma che non ebbe pari successo negli Stati Uniti) dal titolo 9 settimane e ½. Tutto il film del regista Adrian Lane puntava sia sul fascino incredibile dei due protagonisti – un affascinante Mickey Rurke e la seducente Kim Basinger, sia su una colonna sonora che comprendeva episodi notevoli di: Bryan Ferry (con la sua immensa Slave to love), John Taylor dei Duran Duran, Eurythmics e altri artisti all’epoca seguitissimi.
La canzone più rappresentativa però resterà sempre You can leave your hat on, eseguita da Joe Cocker che spaccò letteralmente, soprattutto perché collegata alla scena, ormai divenuta di culto, in cui la protagonista Elizabeth improvvisava uno spogliarello mozzafiato. Quello che questa cover aggiunge all’originale di Newman è la forza travolgente della musica (nettamente più arrembante) e l’interpretazione soul di Cocker, con quella sua voce rauca e potente che ampliò ulteriormente il suo successo, fungendo da svolta alla sua carriera.
Sul fronte dell’arrangiamento (ideato dal produttore Richie Zito), quello che fornisce al pezzo una verve nettamente diversa e all’altezza della situazione cinematografica per la quale era stata pensata è la sezione fiati – composta da sax, tromba e trombone – che entra a gamba tesa sin dalle primissime note, aumentando contestualmente i decibel e l’efficacia della carica erotica. Sullo sfondo, infine, le coriste Julia Tillman Waters e Maxine Green completarono l’opera, infiocchettando uno dei brani più ascoltati degli anni 80, alla radio ma soprattutto su MTV in cui godette chiaramente delle immagini della Basinger, scatenata stripper nella casa di Rurke che si gode lo spettacolo sorridente, come se fosse in un locale di spogliarelliste. Un’ultima annotazione: You can leave your hat on finì per trascinare anche l’album Cocker, nella cui track list fu inserita, contribuendo notevolmente a renderlo un best seller.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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