Sound&Vision

ColorFest, 2019 @ Platania

Fernanda Patamia
Scritto da Fernanda Patamia

Giunto ormai alla sua settima edizione, il ColorFest si conferma essere uno degli eventi più attesi dell’estate calabrese.

Giunto ormai alla sua settima edizione, il ColorFest si conferma essere uno degli eventi più attesi dell’estate calabrese. Complice la sua posizione strategica è in grado di regalare tramonti mozzafiato sul mare e passeggiate rilassanti sotto le stelle nel parco nazionale della Sila, a Platania. Il Festival, svoltosi in due giornate, ha ospitato artisti del vecchio e nuovo panorama musicale italiano riuscendo ad accontentare così ogni sorta di gusto e inclinazione. Nella prima giornata l’arduo compito di aprire le danze è assegnato agli I Hate My Village, super band formata da Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours) e Alberto Ferrari (Verdena) i quali ci hanno trasportato in un universo sonoro tutto da esplorare con i loro ritmi poderosi ispirati alla musica africana. Questo nuovo progetto, accolto positivamente sia dalla critica che dal pubblico, rappresenta una ventata di freschezza nella dimensione indie italiana, grazie all’esperienza e alle variegate influenze musicali di questi artisti. A seguire La Rappresentate Di Lista ha intrattenuto gli ospiti della Giurranda con un’esibizione quasi teatrale e una scenografia studiata fino all’ultimo particolare: arrangiamenti ben studiati, led luminosi quasi danzanti, abiti dai colori accesi e una carica esplosiva degna di una rivoluzione. Particolarmente intenso il momento in cui la voce, Veronica Lucchesi, ha ribadito l’importanza di essere “porti aperti”, ricordandoci il tema dell’accoglienza mentre intonava “Siamo Ospiti”. Il flow di Franco126 (questa volta senza auto-tune, come lui stesso ci tiene a precisare) ha trascinato nel mondo rap gli spettatori al ritmo di “Brioschi”, a fare da cornice al tutto le luci soffuse di alcune lampade da terra posizionate qui e là sul palco. Attesissimi I Tre Allegri Ragazzi Morti con il loro stile vagamente anni ’80, i loro inni adolescenziali cantati a squarciagola e gli svariati “vaffanculo” scambiati col pubblico in uno sketch irriverente prima di concludere con “Bella Ciao” cantata a cappella. Uno dei live più partecipati della giornata è stato di sicuro quello dei Fast Animals And Slow Kids la cui energia ha letteralmente infiammato le folle. Capitanati da Aimone Romizi il rock alternativo della band perugina ricorda molto, nelle movenze e nello stile, gli Afterhours delle origini: energici, folli e scatenati. La seconda giornata vede il ritorno di Giorgio Canali accompagnato dai Rossofuoco, protagonisti di un live corrosivo. L’artista non tradisce le aspettative dei suoi fedelissimi e regala al pubblico un’intensa “Lettera Del Compagno Lazlo Al Colonnello Valerio” che coi suoi versi antifascisti si trasforma subito in un momento di riflessione politica. E sempre a proposito di politica, interessante è stata la presentazione del libro di Fernando Rennis“Politics – La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit”, prima di dare spazio a Murubutu, rapper eclettico e dallo stile colto i cui versi intrisi di letteratura e mitologia sono una diretta emanazione dei suoi studi umanistici. A seguire, con una carriera trentennale alle spalle, Emidio Clementi detto Mimì e i suoi Massimo Volume in un live che è un pugno allo stomaco. A metà fra musica e teatro la voce calda di Clementi risuona fra gli alberi intonando “Litio”, uno dei brani più viscerali dell’intera discografia. In seguito Mimì presenta alcuni nuovi brani tratti da “Il Nuotatore”, ultima fatica in studio della band per poi far esplodere tutta la carica emozionale di “Le Nostre Ore Contate”, brano intenso, profondo. Passiamo poi alla spensieratezza di Eugenio in Via di Gioia e all’open mic di Spaghetti Unplagged, prima di Motta la cui “Sei Bella Davvero” è diventata la tagline dell’intero festival. Grande ritorno quindi per il cantante livornese che si è dimostrato più a suo agio col pubblico e meno inesperto rispetto all’edizione invernale del 2016. A concludere il festival la stravagante ed eccentrica Miss Keta. Personaggio trash e bizzarro si muove sinuosa nella sua gonna in finto latex al ritmo di qualche ballata pop elettronica, dimostrandosi capace di incuriosire e dare spettacolo.

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