Sound&Vision

Colapesce @ Monk

Emanuela Rea
Scritto da Emanuela Rea

Colapesce ha presentato un “concerto per visioni”

Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce), noto ormai nel panorama cantautorale italiano per la sua scrittura brillante ed evocativa e un amore viscerale per la Sicilia, sua terra natia, presenta al Monk un progetto:”Isola di Fuoco”pensato in esclusiva per il Romaeuropa Festival.
Si tratta di “un concerto per visioni”( come lo definisce lo stesso Colapesce) in cui musica e immagine si fondono, lasciando spazio, a sprazzi, soltanto alle parole del grande regista palermitano Vittorio de Seta e creando così un connubio perfetto tra ambito letterario e musicale.
Isola di Fuoco è appunto uno dei film più suggestivi di Vittorio de Seta, definito come “il padre del documentario italiano”. Girato a Stromboli e premiato al Festival di Cannes nel 1955, con il suddetto De Seta è riuscito a raccontare e farci vivere in chiave poetica tradizioni e usanze del Sud.
Con l’ausilio degli amici Mario Conte (artista/producer) e Federico Frascherelli (regista/cinefilo) è stata sonorizzata parte dei suoi lavori e sono state inserite versioni esclusive di alcune canzoni dell’artista, appositamente arrangiate per l’evento, con l’intento di rintracciare un filo conduttore e creare un dialogo tra due modi differenti di narrare la Sicilia e il mondo.

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Emanuela Rea

Emanuela Rea

Sono un’ appassionata di musica e fotografia.
Iscritta dal 2016 all’ Associazione Fotografica Frosinone Onlus ho potuto acquisire i mezzi per iniziare a coltivare questo mio interesse, spaziando tra diversi generici fotografici dalla street photography al reportage al ritratto e così via.
Attraverso la fotografia posso lasciarmi ispirare dalle situazioni ed esprimere me stessa senza inibizioni, nello scatto ci sono io, il mio modo di vedere le cose e raccontarle a chi le sta guardando. E’ la mia storia. La stessa che ritrovo quando ascolto la musica.
La musica è ritmo, emozione e nella fotografia credo che il ritmo visivo produca le stesse sensazioni, che scaturiscono dalla medesima, dalla percezione del viaggio che le note ci fanno intraprendere, per questo le considero l’una il prolungamento dell’altra. Le considero quasi complementari e pur essendo agli albori di questa avventura vorrei riuscire a portare il fruitore sotto il palco per intraprendere questo viaggio insieme…

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