Recensioni

Claudio Lolli – Il Grande Freddo

Il grande freddo è una bellissima opera autoprodotta, circostanza che spiega molto della personalità dell’autore, della sua fermezza morale e della sua indipendenza rispetto all’industria del disco.

Soundtrack di anni indimenticabili come i Settanta, molte delle canzoni del primo Claudio Lolli (che oggi ha 67 anni) trovano spesso fondamento sulla rappresentazione di situazioni di degrado sociale, di critiche feroci al sistema borghese (di cui il cantautore, peraltro, doveva avere un’idea abbastanza precisa, essendo nato da genitori benestanti) o di fatti che creano attriti e/o coesistenza tra gli aspetti individuali dell’esistenza quotidiana di ciascuno, la dimensione partecipativa alla vita politica giovanile e la vocazione all’impegno militante (si riascoltino Borghesia, Angoscia metropolitana, Michel, Aspettando Godot, per rendersene conto) tipici di quegli anni.
Claudio ora esce con questo nuovo bellissimo disco dal titolo Il grande freddo (nove le canzoni, per circa cinquanta minuti di musica) e mentre lo ascolto non posso fare a meno di pensare quanto i grandi temi dell’esistenza umana (la mancanza di amore e di solidarietà nel mondo, la politica intesa in senso lato, con la quale occorre sempre avere a che fare, il tempo che passa, e cosi via) siano ancora oggi al centro dei pensieri e dei testi delle canzoni del cantautore bolognese.
Il ritorno discografico di Claudio Lolli si presenta nelle consuete vesti filosofico – esistenziali.
Con una coerenza raramente riscontrabile anche in altri cantautori della sua generazione, Lolli, dopo l’iniziale periodo di grande popolarità, quello degli anni Settanta, appunto, ha intrapreso la carriera di professore di liceo insistendo contemporaneamente a cantare le proprie canzoni infischiandosene del music business e dell’ostilità dell’industria discografica.
La coerenza del cantautore si riverbera anche sugli aspetti musicali del suo nuovo disco: le canzoni sono sempre quelle, d’altra parte appartengono anch’esse alla seconda parte della carriera del cantautore: gradevoli all’ascolto, dal suono pulito ed essenziale e dalla melodia talvolta struggente e malinconica.
Racconta Lolli “[…] a metà ‘80 ho avuto la netta percezione che nel mondo della musica “ufficiale” non ci fosse più spazio per me […] Io non mi butto giù facilmente, anche perché non ho troppi dubbi sulla qualità di ciò che scrivo: magari non sono un bravo cantante e di sicuro non so gestire la mia carriera, ma non mi sono depresso. Così ho tirato fuori dal cassetto la mia laurea e mi sono messo a fare l’insegnante. E ho continuato a pubblicare canzoni, per chi mi ha permesso di farlo.” [Il Mucchio Selvaggio n.531 del 29 aprile 2003] Sembra opportuno precisare che Il grande freddo è opera autoprodotta, circostanza che spiega molto della personalità dell’autore, della sua fermezza morale e della sua indipendenza rispetto all’industria del disco.

About the author

Giovanni Graziano Manca

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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