Recensioni

Chris Yan – Blasè

Un concept, quello di Chris Yan, in cui si rispecchiano tutte le contraddizioni della società moderna e nel quale è possibile anche trovare la forza di un riscatto personale.

Solo chi ha lo sguardo perennemente rivolto indietro o chi ha una visione offuscata dai rivoluzionari del mainstream non si accorge che la Musica è in una sorprendente fase di evoluzione. Non ci sono più generi precisi a cui far riferimento ma affascinanti commistioni sonore che danno vita a degli unicum.
L’altro elemento che spinge sempre più in là il confine del già ascoltato sono le infinite possibilità che dà l’elettronica. Un mondo caotico quello dell’underground nel quale originalità e genialità fanno la differenza ma nel quale domina un elemento che reputo imprescindibile per chi fa arte: la libertà. L’opportunità di essere se stessi e sviluppare la propria idea senza dover tener conto di un target non ha prezzo.
Un bell’esempio di quanto scritto in precedenza è rappresentato da Blasè, ottavo album del compositore e polistrumentista Chris Yan, pseudonimo sotto cui si cela il nome di Christian Mastroianni.
Il titolo dell’album indica lo stato d’animo di chi per ragioni diverse è diventato scettico, indifferente alla vita. Una condizione comune e non nuova visto che venne osservata e raccontata in diversi saggi dal sociologo tedesco Georg Simmel tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. È il periodo in cui la Seconda Rivoluzione Industriale trasformava il volto delle città, stravolgendo non solo quelli che fino ad allora erano i normali rapporti tra le persone ma anche i valori stessi. Umanità che si è trovata improvvisamente e aggiungerei anche inconsapevolmente più sola. Una condizione questa che viviamo giornalmente e che, durante la pandemia, ha favorito un massiccio esodo verso le campagne e il ritorno, dunque, ad una vita meno frenetica nella quale le relazioni umane hanno la priorità.
Blasè è dunque la traslazione di un sentimento personale ad una condizione umana tristemente diffusa. Condizione resa perfettamente con il brano e aggiungerei anche il video de I Paesaggi di Böcklin, nel quale la contrapposizione tra staticità e movimento è resa perfettamente grazie alle riprese in time lapse. Nulla è veramente statico e niente è cristallizabile nel tempo, tutto anche impercettibilmente muta; assecondare il mutamento e reagire alla staticità per evitare che la vita scorra inutilmente e perda di senso è il motivo-chiave di Eppure, ricordo anche dei fiori sul tuo volto, brano che chiude l’album. Blasè, come conferma lo stesso autore, non è frutto della stasi pandemica ma dell’insieme di letture e stati d’animo, che hanno caratterizzato un arco di vita. Emozioni e suggestioni condivise con noi attraverso nove composizioni che restituiscono altrettanti paesaggi sonori, costruiti attraverso il sapiente uso dell’elettronica.
Un concept in cui si rispecchiano tutte le contraddizioni della società moderna e nel quale è possibile anche trovare la forza di un riscatto personale. Chi ama la musica elettronica e il racconto filmico non può prescindere dall’ascolto. Il disco lo trovate sulla pagina bandcamp dell’autore. La copertina, anche questa di grande impatto, appartiene alla serie Sperduto del pittore, illustratore e designer Matteo Babbi.

Synpress Uffico Stampa
Chris Yan

About the author

Fortunato Mannino

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