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CHIARA CIVELLO @ Monk

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Scritto da Paola Varricchio

Chiara Civello invita i presenti a lasciarsi andare nel viaggio attraverso cui vuole accompagnarli

Mercoledì 21 dicembre il Monk di Roma ha ospitato il concerto di Chiara Civello. La cantautrice jazz italiana è salita sul palco da sola e, impugnando la chitarra, ha salutato il suo pubblico con “Vieni via con me” di Paolo Conte, forse un invito ai presenti a lasciarsi andare nel viaggio attraverso cui vuole accompagnarli. A seguire “Que me importa del mundo” di Rita Pavone e “Resta” un brano della stessa Civello e “Un uomo che non sa dire addio”.
Sorridente, in un clima quasi familiare, nella prima parte della serata la Civello è di poche parole, dà il benvenuto al pubblico, lo ringrazia. Non ho una scaletta – dice – perché le scalette sono fatte per non essere rispettate.
Poi si sposta al pianoforte per incantare il pubblico con “Pianissimo”, ancora un brano di Rita Pavone e “Incantevole” dei Subsonica. Ringrazia il Monk, con un pizzico di polemica nei confronti di Roma, che pur essendo una così bella città la cantautrice trova noiosa, con un’offerta musicale limitata, tesse le lodi del Monk e della sua programmazione sempre interessante. Confessa di frequentarlo spesso e di non rimanerne mai delusa.
I posti devono ispirare, bisogna viverli per sentirsi vivi – dice ancora. Qualche riferimento alle esperienze newyorkesi, poi riprende a suonare. E’ ancora la volta di pezzi bellissimi, tra cui “Veleno”, scritto da Alfredo Polacci nel 1947, che la Civello ha conosciuto per la prima volta in Brasile dalla splendida voce di Marina Lima; non può certo mancare “Io che non vivo senza te”, la cui interpretazione entusiasma il pubblico.
Particolarmente intenso il momento in cui Chiara Civello invita sul palco Diana Tejera e insieme, complici e amiche, quasi sorelle,  si esibiscono in diversi brani, tra cui la canzone simbolo della loro amicizia: “Ma una vita no” e “E se”, scritta a sei mani con Patrizia Cavalli.

Articolo di Paola Varricchio
Foto di Bruno Pecchioli


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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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