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Chiara Alaia, Intervista

Una buona storia non può essere concepita, deve essere distillata. (Raymond Chandler)

Chiara Alaia, il mare e la terra si confondono tra loro, ma il tuo rapporto con la scrittura non si confonde così facilmente. Il tuo primo romanzo è andato benissimo. Se ti va partiamo da qui.
Parto volentieri da qui, perché Dove la terra finisce e il mare comincia ha significato molto per me. Prima di tutto, è stata una grande emozione veder pubblicato qualcosa che ho scritto. Un po’ l’avverarsi di un sogno, la famosa storia che esce dal cassetto.
Poi il fatto di presentare il mio romanzo nelle librerie o nei locali, di proporlo per le recensioni, mi ha messo in contatto con tante persone diverse, permettendomi di creare legami e sodalizi più o meno duraturi, di cui ho fatto tesoro. Uno dei più importanti è sicuramente quello con Leonardo di Lascia, il mio editor (o writing coach, per usare un termine che va molto di moda).
E infine, poiché l’appetito vien mangiando, questo mio primo lavoro è stato una molla che mi ha dato motivazione e stimoli per continuare a scrivere, per migliorarmi, per sperimentare. Perché la scrittura, e in generale il processo creativo, è qualcosa che dà tantissimo, ma richiede un’enorme costanza e dedizione. Come tutte le passioni più forti.

Dove e come nascono le tue storie. Riesci a visualizzarle? (Io ad esempio quando scatto ho già la foto completa in testa…)
Durante una presentazione in un circolo ARCI (credo fosse il Ritmo Lento) una persona che ha letto il mio romanzo mi disse di averlo trovato molto “cinematografico”, che il modo in cui descrivevo le scene permetteva di visualizzarle come in un film. È stato uno dei più bei complimenti che mi abbiano fatto.
Tendo ad avere una memoria visiva. Forse per questo, quando scrivo, visualizzo mentalmente la scena, come se fossi lì ad osservare quello che succede. In generale, però, non penso di avere una regola.
Nel caso di Dove la terra finisce e il mare comincia la miccia che mi ha fatto cominciare a scrivere è stata un incontro casuale in una taverna di Porto, durante una vacanza in Portogallo.
Ballata per spiriti inquieti, il mio secondo romanzo, che uscirà nella collana Ira di Bertoni nell’anno nuovo, invece, è più il frutto di una suggestione. Ho immaginato un jazz club buio e fumoso… e ho capito di voler scrivere un romanzo la cui ambientazione fosse strettamente legata al mondo della musica.

Nel tuo sito dai consigli utili per affrontare una buona lettura. Queste scelte si avvicinano al tuo stile di lettura? Quanto è fondamentale una lettura, considerando il periodo di “magra” per il libro in generale?
Partendo dal presupposto che consiglio solo libri che mi sono piaciuti, non sono sicura di avere “uno stile di lettura”.
I noir, in generale i romanzi crime, sono un genere che mi appassiona, ma sono una lettrice onnivora. Mi piacciono i classici, mi piace la letteratura americana… Per citare uno degli scrittori che ammiro di più, Loriano Macchiavelli, nella letteratura non esistono generi di serie A e di serie B, ma solo romanzi belli e romanzi brutti.
La lettura è – e sarà sempre – fondamentale. È fondamentale da tutti i punti di vista, sul piano emotivo, relazionale, cognitivo, linguistico, culturale, sociale. Ci insegna a essere curiosi, sviluppa l’immaginazione. Non riesco a pensare a un’arma migliore per affrontare la vita.

Fino a qualche tempo fa ad accompagnare le tue presentazioni, c’era Michele Tavian. Univate le letture a un dolce accompagnamento musicale. Ora, in questo caos totale, come pensi di presentare il tuo nuovo libro?
Bella domanda! Mi è sempre piaciuta l’idea di abbinare parole e musica e l’esperienza con Michele è la prova che questo binomio funziona. Voglio essere positiva e sperare che la situazione cambi presto, che già in primavera potrò portare in giro il mio nuovo romanzo.
A maggior ragione mi piacerebbe presentare Ballata per spiriti inquieti con un accompagnamento musicale, dato che di musica si parla. Vediamo un po’ come evolve nei prossimi mesi…
Non ho ancora le idee molto chiare, ma credo sarebbe azzeccato che ci fosse un piano ad accompagnarmi nella lettura, questa volta.

Scrivi sul sito Thrillernord. Sei una grande appassionata di thriller!
Ho cominciato a scrivere per Thrillernord quasi due anni fa. Leonardo, il mio editor, è uno dei fondatori del sito. In realtà non ci occupiamo solo di thriller, ma scriviamo recensioni di romanzi di qualsiasi genere e ne intervistiamo gli autori.
È un bellissimo gruppo e i coordinatori della redazione (oltre a Leonardo, Fiorella Carta, Giusy Ranzini e Sabrina De Bastiani) sono super!
Per tornare alla tua domanda: sì, sono appassionata di thriller, di gialli. Di noir, ancora di più. Ho una predilezione per gli antieroi e le storie senza lieto fine, quelle che indagano le zone d’ombra, la parte più oscura della società e degli individui.

Ho sempre sostenuto che saresti una bravissima doppiatrice. Quando ti ho incontrata la prima volta, mi aveva colpito la tua voce, non solo per il modo in qui leggi, ma anche per il tono di voce; sicuro e senza accenti strani pur essendo napoletana di origine!
Ti ringrazio. In realtà, quando mi capita di risentire la mia voce registrata, non mi piace molto… Mi sa che non sono l’unica!
Credo comunque che leggere ad alta voce, interpretando qualcosa scritto di proprio pugno, sia molto più semplice che prestare la voce a un personaggio, come avviene nel doppiaggio.
Posso dirti però che sto lavorando sulle mie capacità interpretative: da qualche mese sto frequentando un corso di improvvisazione teatrale!

Dopo il tuo romanzo d’esordio del 2018, “Dove la terra finisce e il mare comincia”, arriva il racconto “Odore di mandorle amare”, che è stato pubblicato nella raccolta “Premio Giallo Indipendente 2019”. Il racconto breve “Chopin (il pianista e la ballerina)” è invece presente nell’antologia “#IoRestoACasa. Racconti dal marzo 2020”. Infine “Ballata per spiriti inquieti”, il tuo secondo romanzo. Questa volta si parla di musica, l’altra tua grande passione.
Dici bene. In realtà in quasi tutti i miei scritti infilo dei riferimenti musicali. Ad esempio, Julio, il detective del mio primo romanzo, è un appassionato di grunge. Nel racconto pubblicato da Pendragon i protagonisti sono appunto un pianista e una ballerina, che comunicano a distanza, attraverso la musica.
Certo, in Ballata per spiriti inquieti la musica diventa ancora più centrale. I personaggi sono musicisti, lo stesso ispettore incaricato del caso ha un passato da chitarrista. Racconto di concerti, di jam session, di quei jazz club bui e fumosi di cui parlavo prima.

Un sogno nel cassetto?
Il mio vero sogno nel cassetto è vivere di scrittura. So purtroppo che non è realistico. Allora ti dico: aprire un chiringuito su una qualche isola (pensavo alle Baleari, ma posso adattarmi), svegliarmi tutti i giorni guardando il mare e continuare a scrivere quando non preparo cocktail alla frutta.
Ah. Naturalmente anche finire e pubblicare il mio prossimo romanzo.

Momento molto particolare per l’arte in generale. Covid permettendo, come vedi il “vicino futuro” letterario? Esiste un modo per rigenerare interesse al lettore?
Secondo me, in questo momento più che in altri ci siamo resi conto di quanto siano importanti i film, la musica, i libri. Per molti di noi, durante il lockdown, sono queste le cose che ci hanno tenuto vivi. Per me, sicuramente.
Io non credo che l’interesse del lettore vada “rigenerato”. Chi leggeva prima a maggior ragione continua a farlo in questo momento. Magari legge cose diverse. Conosco alcuni “lettori forti” che durante la prima chiusura faticavano a concentrarsi e preferivano leggere romanzi più leggeri.
Ad ogni modo, penso che l’interesse del lettore più che “rigenerato” vada proprio generato. Che l’amore per la lettura sia qualcosa che si coltiva fin da piccoli. I lettori sono più di quanti crediamo. Quello che mi auguro è che la passione per lettura diventi sempre più pervasiva e contagiosa… A prova di qualsiasi vaccino anti-cultura.
Poi sì, in generale ci sono cose che possono avvicinare le persone di ogni età alla lettura. Penso ad esempio alle belle iniziative di alcune biblioteche, librerie, locali. Penso alle riviste, online e non, e alle community che si occupano di letteratura (e arte in generale).

Per finire vorrei che tu regalassi hai nostri lettori, un passaggio della tua ultima fatica letteraria, Ballata per spiriti inquieti.
Volentieri, Alessandro. Parto dall’inizio, con l’incipit del Prologo.

Anche la luna è spaccata a metà stanotte. Come noi.
«La luna è bugiarda, dice il proverbio. E sai perché? Perché fa esattamente il contrario di quello che vuole farci credere. Quando disegna in cielo la lettera “C”, verrebbe da pensare che stia crescendo. E invece, no. È quando ha la forma di una “D”, che cresce…»
Attraverso il parabrezza dell’utilitaria, osservo la falce luminosa stagliarsi sopra i tetti. Gliela indico dal posto del passeggero, allungando una mano proprio davanti al suo naso.
«… tipo ora.»
Mi sforzo di sorridere. Appoggio una mano sulla sua, sopra la leva del cambio.
Si volta verso di me, ma lo fa solo per abitudine. È un gesto automatico, il suo. Lo sento che la mente è altrove.
I suoi occhi irrequieti mi attraversano senza vedermi una volta di troppo e una fitta dolorosa mi stringe lo stomaco.
Scala la marcia e volta a destra.
Tutto d’un tratto apre la bocca, come se volesse dire qualcosa. È un fuoco di paglia, però, e si spegne subito. La mascella si serra di nuovo e torna a guardare dritto davanti a sé.
Mica in cielo.
Mi mordo la lingua per non litigare.
Avrei voglia di abbracciarlo e allo stesso tempo di prenderlo a schiaffi, ma non farò nessuna delle due cose. Per esperienza, so che la cosa migliore è aspettare che passi.
«Nient’altro sulla luna?» lo provoco. «Fammi pensare… Io ce l’ho! Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Due a zero per me.»
Era un gioco tra di noi, questo dei proverbi.
Una volta iniziato, avremmo potuto andare avanti per ore sfidandoci a colpi di vecchie massime e modi di dire.
La saggezza spicciola dei detti popolari sta all’etica come le bancarelle della Piazzola alle boutique di alta moda, ripeteva spesso. E noi siamo più tipi da bancarelle.
O almeno così ci piaceva pensare.
Di colpo accosta l’auto al marciapiede. La frenata brusca mi proietta in avanti, verso il parabrezza. La cintura fa il suo dovere e mi trattiene al sedile. La sgancio, massaggiandomi il petto.
«Che ti prende?»
Lui spegne il motore e tira il freno a mano, sempre senza dire una parola.
Per un po’ fissa apatico l’insegna al neon, che si accende a intermittenza dall’altro lato della strada, e intanto si torce le mani, avvolte in un paio di guanti di pelle.
Glieli ho regalati io, il Natale passato.
Seguo il suo sguardo fino al led blu elettrico del Mood Indigo. «Potremmo bere qualcosa, sai», butto lì. «Se ti va.»
Risponde con una scrollata di spalle, abbassando gli occhi per non incrociare i miei.
«Come non detto…»
Mi agito sul sedile, prendo una sigaretta dalla tasca posteriore dei jeans. Avvicino l’accendisigari alla punta, aspiro con soddisfazione, mentre la carta comincia a bruciare.
Il primo tiro è sempre il più buono.
Abbasso il finestrino appannato. Non molto, quel tanto che basta per soffiare fuori il fumo.
Sbircio i marciapiedi deserti, coperti di brina. Il cielo è sereno stanotte, della coltre di nebbia che è calata su Bologna la settimana scorsa non è rimasta traccia.
Peccato.
Mi piace la nebbia. E l’aria umida della Bassa, quella che ti entra nelle ossa. L’odore dei fossi, degli orti, mescolato ai ricordi d’infanzia. Un’atmosfera ovattata, che sembra fatta apposta per perdercisi dentro.
Il silenzio è diventato insopportabile, così alzo il volume dell’autoradio. Non sono una di quelle persone che amano il silenzio. Se una pausa nella conversazione dura più di dieci secondi, mi sento a disagio.
Nel mangianastri c’è un bel disco di Charlie Parker, tra l’altro.
Il brano dovrebbe essere Confirmation. Sto per dire qualcosa, una sciocchezza qualsiasi, ma mi distrae il fantasioso assolo di Bird.

Grazie Chiara della tua disponibilità.

Intervista e foto di Alessandro Corona

About the author

Alessandro Corona

Alessandro Corona nasce a Bassano del Grappa (VI) nel ’57. Dopo aver vissuto in varie zone del Veneto, si trasferisce a Bologna negli anni’70, seguendo tutto il movimento artistico di quel periodo; dai fumetti di A. Pazienza e N. Corona, alla musica rock britannica e americana, a quella elettronica di stampo tedesco, al cinema d’avanguardia tedesco e francese, per approdare poi alla scoperta della fotografia internazionale seguendo corsi di approfondimento e di ricerca.

Scatto per non perdere l’attimo.
Esistono delle cose dentro ognuno di noi, che vanno messe a fuoco.
Esistono cose che ci circondano e che non vanno mai perse, attimi che possono cambiare il nostro futuro; ognuno di noi ha un’anima interiore che ci spinge verso quello che più ci piace o ci interessa.
Io uso la macchina fotografica come un prolungamento del mio braccio, la ritengo un contenitore enorme per catturare tutti quei momenti che mi appartengono.
Passato e futuro si uniscono fondendosi insieme e per caratterizzare l’anima degli scatti creo una “sensazione di fatica” nella ricerca dell’immagine mettendo in condizione l’osservatore, di ragionare e scoprire sé stesso dentro l’immagine.
Trovo interessante scattare senza pensare esattamente a quello che faccio; quando scatto il mio cuore muove un’emozione diversa, sento che la mia mente si unisce con estrema facilità al pulsante di scatto della mia macchina, non esito a cercare quel momento, non tardo un solo secondo per scattare senza riflettere.
Il mio mondo fotografico è principalmente in bianco e nero, il colore non lo vedo quasi più, la trasformazione cromatica è immediata.
Non esito: vedo e scatto!
La riflessione per quello scatto, si trova in mezzo tra il vedere e lo scattare senza esitare sul risultato finale, senza perdere tempo in quel momento.
Diventa immediato per me capire se quello che vedo e che intendo scattare può essere perfetto,
non trovo difficile esprimere quello che voglio, la macchina fotografica sono io.
Ogni scatto, ogni momento, ha qualche cosa di magico, so che posso trasmettere una riflessione quindi scatto senza cercare la perfezione estetica perché nella fotografia la foto perfetta non esiste, esiste solo la propria foto.
Works:
Fotografo e grafico: Mantra Informatico (cover CD), Elicoide (cover LP)
Fotografo ufficiale: Star for one day (Facebook). Artisti Loto (Facebook)
Fotografo ufficiale: Bowie Dreams, Immigrant Songs, Roynoir, Le Sciance, Miss Pineda.
Shooting: Federico Poggipollini, Roynoir, Heide Holton, Chiara Mogavedo, Gianni Venturi, Double Power big band, Progetto ELLE, Star for one day, Calicò Vintage.
Radio: Conduttore su LookUp radio di un contenitore artistico, con la presenza di artisti.
Fotografo ufficiale: John Wesley Hardyn (Bo), Reelin’and Rocking’ (Bo), Fantateatro (Bo), Nero Factory (Bo), Valsamoggia Jazz club (Bazzano), Friday Night blues (Bo), Voice club (Bo), Stones (Vignola), il Torrione (Fe), L’officina del gusto (Bo), Anzola jazz, Castelfranco Emilia blues, Bubano blues, Mercatino verde del mondo (Bo), L’Altro Spazio (Bo), Ramona D’Agui, Teatro del Pratello (Bo), P.I.P.P.U Domenico Lannutti, Insegui L’Arte (Badolato CZ), Artedate (Mi), Paratissima Expo (To), Teatro Nuovo e club Giovane Italia(Pr), Teatro Comunale e Dehon (Bo), Teatro delle Passioni (Mo).

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