Recensioni

Chat Noir – Hyperuranion

Fortunato Mannino

Nella carriera musicale dei Chat Noir questo è il loro album fondamentale

Forse una delle poche certezze che il mondo dell’Arte, della Filosofia o, se preferite, del Pensiero ci ricorda da sempre è l’imperfezione della realtà e, di conseguenza, della corruttibilità della stessa. Tra i primi ad indagare la realtà, la natura delle cose e dell’anima furono i filosofi greci e tra i precursori, inevitabilmente, dobbiamo considerare Platone. Il quale sostiene che al di là dei cieli vi sia la Pianura della Verità o Iperuranio dove risiedono immutabili le Idee, delle quali la realtà è imitazione. Le anime, prima di incarnarsi nel corpo fisico, cercano di contemplare la Verità e maggiore è l’intensità della contemplazione maggiore ne sarà il ricordo che l’anima ne porterà sulla Terra. Discorso filosofico complesso che s’intreccia idealmente con il disco che presentiamo oggi e che, non a caso, s’intitola Hyperuranion. Album che porta la firma dei Chat Noir, gruppo che arriva al suo settimo album e che non è nuovo ai lettori di SOund36.
Come accennato in apertura, le nove composizioni rispecchiano un’idea filosofica a cui dobbiamo aggiungere un secondo elemento, che ci viene suggerito dalla copertina. Hyperuranion è, infatti, il viaggio immaginario di un uomo nella Pianura della Verità. Lo scopo è sia quello di ritrovare l’essenza e la purezza delle cose sia quello di contemplare l’idea di Musica. Per quel che riguarda il primo aspetto, è da considerarsi come invito ad una società che sembra aver smarrito sia l’etica sia la morale, e il fatto che Platone rimproverasse le stesse cose alla sua società non consola. Per quel che riguarda l’aspetto musicale, invece, possiamo dire che i Chat Noir arrivano, almeno per quel che mi riguarda, al loro album fondamentale. L’idea di abbattere le barriere spazio-temporali, che dividono i vari generi musicali per sublimarli attraverso l’elettronica in una dimensione onirica, direi che non è da poco. Dimensione che non è sfuggita al mondo del cinema, visto che sono stati chiamati a collaborare con diversi registi tra cui Cristina e Francesca Comencini.
L’album è impreziosito dalla presenza del trombettista norvegese Nils Petter Molvær, uno dei pionieri del nu-jazz, ovvero, quell’avanguardia che iniziò a contaminare il Jazz con la musica elettronica. Per concludere, due notizie di cronaca. La prima è che l’album, contrariamente ai precedenti, è stato registrato in studio e ciò gli ha dato, mi si permetta, un’anima tangibile. La seconda è che ai co-fondatori Michele Cavallari e Luca Fogagnolo, rispettivamente tastierista e il bassista, si è unito il chitarrista Daniel Calvi.
Ovviamente un album così particolare e così ricco di spunti di riflessione non poteva non far parte delle produzioni RareNoiseRecords.

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