Interviste

Celtic Hills, Intervista a Jonathan Vanderbilt

Scritto da Fortunato Mannino

Il gruppo è fortemente legato al territorio friulano e ne narra la storia e le leggende declinandole attraverso le varie sfumature del metal.

Chi segue il nostro web-magazine sa bene che la nostra mission è quella di dare spazio a tutti quei gruppi e musicisti che il mainstream, per mero interesse economico, ignora. Sono certo che molti album che abbiamo proposto, oggi meteore in una galassia sconfinata, finiranno con l’essere tra vent’anni dischi ricercati dai collezionisti. E spiace sapere che tanta qualità venga bruciata ma, è noto, che l’Italia cristallizza miti, ama il dolce e tende a non dar spazio al nuovo. Ma a queste considerazioni dal sapore amaro fa eco la soddisfazione per tutti quei gruppi che si stanno affermando in ambito nazionale e internazionale e che in tempi non sospetti abbiamo ospitato e sostenuto sulle nostre pagine e tra questi ci sono i Celtic Hills. Il gruppo è fortemente legato al territorio friulano e ne narra la storia e le leggende declinandole attraverso le varie sfumature del metal. La curiosità di Jonathan Vanderbilt fa sì che nei testi confluiscano teorie storico scientifiche che sono al confine con la fantascienza. Un modo per riflettere, per riscoprire un passato comunque presente nei luoghi e nei paesaggi, attraverso un sound che certamente non annoia.
L’uscita di Huldufolk per la Elevate Records è, dunque, l’occasione giusta per incontrare il leader e farci svelare qualcuno dei segreti celati all’interno dei testi delle canzoni.

Ciao Jonathan, benvenuto su SOund36. Innanzitutto ti faccio i complimenti per gli ottimi riscontri che state ottenendo in Italia, in Europa e, soprattutto, negli Stati Uniti. Qual è la cosa che secondo te affascina di più della musica e dei testi dei Celtic Hills?
JV – I testi raccontano impressioni personali con la musica che funge da colonna sonora; raccontare di sè e della propria terra suscita interesse con quel giusto velo di mistero e avventura.

Chi ti segue sui social non può non notare il tuo interesse verso la Storia e, soprattutto, la curiosità verso nuove ipotesi interpretative dei fatti storici. Qual è la teoria che più ti affascina e a cui pensi di dare spazio in uno dei tuoi prossimi album?
JV – Come hai posto la domanda potrebbe sembrare che siamo dei revisionisti, ma in verità porsi delle domande e dei dubbi significa essere interessati a comprendere a fondo l’esistenza umana, anche nelle sue forme viscerali. Di molti fatti storici conosciamo cosa sia successo, ma poco dei motivi perché siano accaduti in un certo modo.

Dico prossimo perché tante ne hai raccontate e ne racconti anche in questo nuovo album. Partiamo allora dal titolo, che è sempre enigmatico, anche se azzardo un riferimento alla mitologia scandinava. Ma lascio a te la spiegazione di Huldufolk e il perché di questo titolo.
JV – Nessuno si è ancora accorto che ad ogni titolo di disco usiamo una lingua diversa! Huldufolk come tema generale affronta il discorso del popolo nascosto giocando con il doppio significato tra folletti e fate e persone che pur avendo compiuto grandi gesta sono rimaste anonime. Ci sono due aspetti nella vita: uno di superfice e uno più intimo, nascosto, in profondità. Ho usato non a caso la parola profondità perché fa riferimento alla ben nota frase di Delfi “conosci te stesso”: dobbiamo entrare in profondità dentro noi stessi.

Una delle peculiarità del gruppo è quella di raccontare storie e leggende di quel meraviglioso territorio che è il Friuli Venezia Giulia. Immagino, dunque, che non sia un caso che l’album si apra con The Secret Of The Grail. Raccontaci questo episodio in cui storia e leggenda s’intrecciano.
JV – In Friuli esistevano numerose commende dei Cavalieri Templari, e un porto da cui partire e arrivare dalla Terra Santa, quindi un possibile passaggio per quei cavalieri che portarono il Graal in Europa. Ma nel testo si fa riferimento all’opera del Parzival scritta attorno al 1200 da Wolfram von Eschenbach dove Parsifal evolve interiormente durante la ricerca del Santo Graal e nel testo sveliamo qual è il vero segreto del Graal: l’eterna ricerca di se stessi.

Anch’io vivo in una terra ballerina e, dunque, After The Earthquake non passa inosservata. Cosa racconti in questo brano?
JV- Qui si parla di storia recente, ovvero il terremoto del 6 maggio 1976, ma affrontiamo il tema della cooperazione e dell’aiuto reciproco del popolo, che nella ricostruzione in breve tempo di tutto il Friuli devastato fa ancora scuola. Affrontiamo l’aspetto umano di quelle persone che seppero unire e trovare una solidarietà mossa dalla tragedia per aiutarsi l’un l’altro per emergere dall’abisso della distruzione.

Con Gate Of Hollow Earth lasciamo la storia per addentrarci in un territorio al confine con la fantascienza: il passaggio verso il mondo nascosto sotto la crosta terrestre. Una teoria tanto irrealistica quanto affascinante, che ha dato vita ad un’ampia letteratura. Qual è il punto di vista che offre il brano?
JV – La Teoria della “terra Cava” ha origini antichissime dall’opera di Platone e Il mito della Caverna a un certo tipo di “scienza” medioevale passando per il significato esoterico massonico (V.I.T.R.I.O.L. Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem) fino ai romanzi dei quali i più noti sono “La razza che verrà ” e “Viaggio al centro della Terra”. Premesso questo, abbiamo giocato sulle leggende popolari relative alle montagne dietro la città friulana di Pordenone, ma ancora una volta l’argomento era la ricerca del “nascosto” in profondità. Il motivo per cui il modo di cantare in questa canzone è diverso e opposto è per dare dualità al viaggio fisico e spirituale nelle profondità con il doppio significato di abisso tra il fisico e lo spirituale. Molte recensioni non hanno colto questo aspetto duale.

Living Out Of The Egg è uno dei miei brani preferiti, ma anche quello a cui non ho saputo trovare un vero e proprio riferimento interpretativo. Ce lo racconti?
JV – Simone Cescutti, il batterista aveva deciso di lasciare il ruolo dietro i tamburi per iniziare a cantare in una sua band. Quindi, basandomi sul significato esoterico rappresentato dall’uovo come simbolo di Vita e giocando sul significato del pulcino che da dentro l’uovo (i Celtic Hills) esce per affrontare la vita da solo ho scritto il testo e la musica raccontando come un giovane vuole affrontare la vita con le sue forze. Mi è sembrata un’idea simpatica per salutarci con Simone e per questo nel videoclip, la canta lui!

Nel corso di questi anni sono stati diversi gli ospiti che hanno partecipato alle registrazioni dei vostri album. Ci parli un po’ di loro e del loro personale contributo al vostro sound?
JV – Amo invitare gli amici a suonare con noi perché è nella condivisione delle esperienze che una società grande o piccola che sia evolve. Tutte le canzoni dei Celtic Hills le scrivo io, ma questo è un limite, perché anche il più grande genio del mondo non può essere sempre infallibile. In questo disco l’ospite è Gabriele Pala (ex Karnak, Azure Agony) che ha suonato gli assoli su Gate of Hollow Earth e su Green Forrest. Green Forrest con l’assolo di Gabriele è la canzone che personalmente mi piace di più di tutto il disco! Gabriele è una persona fantastica, sensibile e intelligente e si è trovato in sintonia con l’argomento “green” del testo.

Il periodo storico è di quelli surreali: dalla speranza di un ritorno alla normalità siamo passati all’incubo della guerra. Siete riusciti a organizzare, nonostante tutto, un tour promozionale? Se sì dove i nostri lettori possono trovarvi?
JV – La scelta di Simone di lasciare la band ci ha posto nella reale difficoltà di trovare un sostituto stabile e per questo motivo abbiamo dovuto cancellare le date live. Abbiamo pubblicato degli annunci dove chiediamo ai batteristi di unirsi stabilmente alla line up. Finché non troviamo un batterista dovremmo restare fermi.

Grazie Jonathan per la bella chiacchierata e mi auguro, anche se si siamo agli estremi della penisola, di poterci incontrare. Lascio a te l’ultimo spazio: rivolgiti ai nostri lettori e aggiungi ciò che ti fa più piacere.
L’appello che posso inviare ai tuoi lettori è di proporsi come candidati al ruolo di batterista, la seconda cosa invito i lettori ad approfondire gli argomenti che ho accennato leggendo i testi classici che ho citato: in questi tempi di propaganda mainstream leggere ” il mito della Caverna” di Platone lo trovo quanto mai utile!

Mazzarella Press Office
Jonathan Vanderbilt
Celtic Hills Official

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Fortunato Mannino

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