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Celtic Hills – Blood Over Intents


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Si auspica ad una vera rinascita, che passa sicuramente dalla Conoscenza e dalla Consapevolezza perchè la Storia non è sempre quella che ci viene raccontata.

Quando si parla di Medioevo le immagini che vengono subito alla mente sono quelle delle violenze, delle carestie, delle persecuzioni e del fanatismo. Un’Età Buia nella quale dominava il caos e, purtroppo, ad avvalorare questa cattiva fama ci hanno pensato anche molti storici.
È significativo, infatti, che a quest’età che, lo ricordiamo, copre mille anni non sia stato dato neanche un nome. Quasi un vuoto storico a cui si contrappone un prima e un dopo che, a guardar bene presentano, seppur in misura e modi diversi le stesse problematiche, perché l’Età dell’Oro non è mai esistita e una nuova Era è lungi dall’arrivare.
L’interesse verso quella cultura e quel mondo però negli anni si è rafforzata e al tentativo di ricostruire le dinamiche degli eventi storici, si è unita una grande curiosità verso quelli che sono i suoi veri e presunti misteri.
Un fascino verso questo mondo che non smette di stupire e che non ha lasciato indifferente il mondo della Musica.
Oggi, attraverso sonorità che declinano le varie tipologie di heavy-metal, ne rispolvereremo alcune pagine. Storia, memoria, mistero sono, infatti, gli ingredienti che caratterizzano la filosofia dei Celtic Hills, gruppo friulano fondato da Jonathan Vanderbilt, e che ritroviamo anche nel loro ultimo e intrigante Blood Over Intents.
La Storia dei drammatici eventi del 610 quando gli Avari, dopo aver sconfitto e ucciso il duca longobardo Gisulfo II, iniziarono l’assedio di una ormai inerme Cividale. Cosa successe dopo? Cividale fu saccheggiata e rasa al suolo, a restare dubbio il ruolo di Romilda che, secondo Paolo Diacono, avrebbe venduto la città al re degli Avari per poi finire impalata. Vero o non vero?
Non lo sapremo mai, il brano mi dà lo spunto per invitare tutti a rileggere Historia Langobardorum dello storico longobardo. Ma se questa è la memoria di un evento collettivo, con Blood Flowers Down la prospettiva si sposta alla microstoria, ovvero, ai ricordi del soldato che ha combattuto e ha visto morire i suoi compagni al quale, quando la furia della battaglia si è placata, non resta che recuperare i corpi e salvarne, per quanto possibile, il ricordo.
Storia e Memoria questi, a mio avviso, due dei fari a cui dovrebbe tornare a far riferimento l’Uomo Moderno, in modo che il suo vedere diventi osservare e dunque capire.
Il silenzio è uno degli elementi indispensabili per quello che alla fine è un vero e proprio viaggio interiore in quella che è la memoria dei luoghi. L’ascolto di When The Snow Cover The Ground, in fondo, è proprio questo: memoria dei luoghi. Luoghi che possono essere quelli dei paesini fantasma di cui è costellata la penisola, o luoghi in cui nel silenzio riecheggiano le voci dei soldati morti in battaglia. Tante le immagini e i ricordi che l’ascolto di questo brano mi ha suscitato, in particolare quello di una lunga e silenziosa passeggiata primaverile nei luoghi della Prima Guerra Mondiale. Un dramma collettivo che ha ispirato grandi pagine di letteratura, grandi registi penso a Ermanno Olmi con Torneranno i Prati. Penso a quella terra martoriata, intrisa di sangue, sogni e speranze vane che, spento l’eco dell’ultimo colpo, pian piano si è ripresa i suoi spazi e, ogni tanto, restituisce frammenti di vite spezzate.
L’ultimo elemento da analizzare è il mistero e lo trovate nel brano Time, nel titolo stesso dell’album e nella simbologia della copertina, sulla quale è presente anche il Sol Niger, che in alchimia è simbolo di una rinascita spirituale e le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Lascio ad ognuno di voi il piacere di scoprire come tutti questi elementi sono collegati e mi auguro che una vera rinascita, che passa sicuramente dalla Conoscenza, dalla Consapevolezza che la Storia non è sempre quella che ci viene raccontata, possa in qualche modo dar vita, prima che sia tardi, ad una Nuova Età.
Concludo raccomandando l’ascolto di Blood Over Intents innanzitutto perché musicalmente è accattivante e, ne sono sicuro, prolungherete l’ascolto ben oltre le sette tracce di cui è composto e, subito dopo, perché offre tante opportunità di riflessione: ma qui è nella sensibilità di ognuno saperle cogliere.

Celtic Hills
Elevate Records

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Fortunato Mannino

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