Nata a Conegliano nel 1999, l’attrice Carolina Sala è uno dei volti più promettenti del cinema italiano Nonostante la giovane età, ha già all’attivo diversi ruoli in produzioni cinematografiche e televisive di grande pregio. Raggiunta telefonicamente mentre è ancora reduce dal successo di recente ottenuto con il seducente e misterioso personaggio di Irma Monteau in Cuori 3, si racconta con schiettezza e semplicità, dagli esordi ai progetti per il futuro, rivelando di sé un lato finora inedito…
Carolina, immagina di doverti presentare ai nostri lettori avendo a disposizione solo tre aggettivi…
Mamma mia, che domanda difficile! Credo di potermi innanzitutto definire curiosa e abbastanza espansiva. Inoltre, mi sento una persona che cambia – e a cui piace cambiare! – ogni giorno. Forse quest’ultima caratteristica non è esattamente contenuta in un aggettivo, ma credo che il desiderio di essere sempre diverse faccia un po’ parte della fisionomia di un’attrice…
A questo punto, raccontaci i tuoi esordi…
Ho cominciato a recitare in teatro a quindici anni: dopo un periodo di formazione (Sala ha frequentato per quattro anni l’Accademia Teatrale Da Ponte N.d.R.), mi sono inserita in una compagnia di Treviso e sono stata notata dal mio attuale agente. La mia grande occasione è arrivata nel 2019 con Pezzi unici con Sergio Castellitto e Moisè Curia per la regia di Cinzia TH Torrini: a lei devo dire grazie per aver creduto nelle potenzialità di una diciottenne di provincia che aveva appena messo un piede sul palcoscenico!
In Vetro (2022) e Noi anni luce (2023) tu interpreti rispettivamente Lei ed Elsa, due adolescenti “problematiche” dei nostri giorni: a parer tuo, quanto è importante oggi che anche il cinema continui a raccontare l’adolescenza?
Non è affatto facile, ma proprio per questo è importantissimo: all’epoca di Vetro (opera d’esordio del regista Domenico Croce, che affronta, adottando un punto di vista insolito e coraggioso, la scottante tematica dei giovani hikikomori e delle loro, spesso insormontabili, difficoltà relazionali N.d.R.) avevo ventidue anni e la grande sfida per me è stata rimanere in contatto con la mia dimensione adolescenziale in un mondo e in un tempo che corrono velocissimi…basta un anno e sei già fuori dallo slang, non capisci più come e di cosa parlano gli adolescenti. Devo anche dire che, per ragioni diverse, sono molto legata ad ambedue i film. Vetro l’abbiamo girato durante il Covid e i punti di tangenza fra la trama e la situazione che stavamo vivendo erano sin troppo evidenti. Anch’io trascorrevo molte ore chiusa in un teatro di posa, come la protagonista nella propria stanza, in completa solitudine, per cui credo che quel ruolo mi abbia completamente “ribaltato”, facendomi, nel contempo, apprezzare ancora di più lo spirito collaborativo che animava tutta la crew del film. Con Elsa, invece, affrontando il tema della malattia (Sala interpreta il ruolo di una giovane canoista che si scopre improvvisamente affetta da leucemia mieloide acuta N.d.R.), abbiamo voluto mettere l’accento sull’importanza di saper essere anche fragili, di saperlo accettare e di farne un punto di forza…
Qualche aneddoto particolare da quel set?
Sicuramente uno dei più belli è rappresentato dall’incontro con Fabio Troiano, che nel film interpreta l’inquieto e sfuggente padre di Elsa: ricordo che, all’epoca, il regista, Tiziano Russo, non aveva voluto che io e lui ci incontrassimo almeno una volta preliminarmente, come di solito accade tra gli attori quando devono girare delle scene insieme, e che avevo accolto la notizia con un certo scetticismo, mi sembrava un inutile vezzo. Invece poi mi sono dovuta ricredere: le scene che abbiamo girato insieme corrispondono di fatto al nostro primo incontro e traboccano di una incredibile spontaneità, perché nei nostri occhi si riflette la stessa curiosità reciproca che dovrebbe caratterizzare l’incontro tra due persone che si scoprono, tra un padre assente e una figlia in difficoltà che non l’ha mai visto prima…
Ti abbiamo recentemente apprezzato nel ruolo della misteriosa cantante Irma Monteau, giunta a gettare scompiglio nelle trame del fortunato medical-drama Cuori 3: quali sono, secondo te, i punti di forza del personaggio?
Cuori è un bellissimo prodotto, che ho conosciuto prima da appassionata che da attrice e Irma è un personaggio al quale mi sono inevitabilmente molto affezionata. Al netto della storyline che le è stata costruita intorno – e che sicuramente non l’ha resa molto simpatica ai numerosi fan della coppia formata da Delia Brunello e Alberto Ferraris (magistralmente interpretati da Pilar Fogliati e Matteo Martari N.d.R.) – credo che sia comunque un personaggio in grado di suscitare un’empatia, tanto per quel che di lei è stato raccontato, molto poco in realtà, quanto per tutta la fragilità che, nonostante i suoi sforzi e i suoi eccessi, non è capace di nascondere. Sarebbe la candidata ideale per uno spin off! Mi sembra improbabile che accada, ma chissà…non nego che, se me lo proponessero, accetterei più che volentieri!
Quali difficoltà hai, invece, eventualmente incontrato nell’interpretarlo?
Più che di una difficoltà vera e propria, parlerei di un timore: non ho mai preso lezioni di canto che non fossero subordinate e funzionali alla recitazione, una sorta di “bagaglio dell’attrice”, insomma, per cui ad ogni nuovo provino avevo il terrore che mi dicessero che avevano cambiato idea sul mio conto perché la mia voce non andava abbastanza bene. Invece poi, paradossalmente, Mattia (Donna, figlio del regista della serie, Riccardo, nonché membro, con Andrea Toso, del duo La Femme Piège e autore delle colonne sonore originali N.d.R.) e io ci siamo resi conto che cantavo meglio quando interpretavo Irma. Di certo, non avrei mai potuto immaginare che Magnolia, una delle canzoni scritte per lei sarebbe diventata in pochissimo tempo uno dei brani più ascoltati su Spotify! Da appassionata di musica, e non essendo una cantante professionista, non potrei esserne più felice!
Come ti prepari, solitamente, per un ruolo in costume?
Quando si interpreta un ruolo in costume, credo che il passo più difficile da compiere sia riuscire a immaginarsi una realtà che non si è vissuta e che non si potrà rivivere, in cui si doveva, magari, fare a meno di oggetti che per noi sono diventati essenziali, per esempio i telefoni, che ci riempiono il tempo e ci schermano dallo sguardo degli altri. Un’altra attitudine che ritengo fondamentale è quella di immergersi direttamente nelle voci e nei volti di quegli anni. Se devo interpretare un personaggio che è vissuto negli anni Settanta, io voglio che ad ispirarmi non siano altri film che riguardano quell’epoca, ma che sono stati girati in quell’epoca, così da non incappare nel filtro del presente e poterne capire la mentalità…
Parliamo di progetti futuri: cosa hai in programma?
Ho preso parte ad altri due progetti in costume: su uno non posso ancora dire nulla, l’altro, invece, non so ancora quando uscirà in Italia, ma è già uscito in Grecia e si intitola The Great Chimera (ambientata negli anni Trenta, la miniserie, con l’attrice Fotinì Peluso come protagonista, è ispirata all’omonimo romanzo di M. Karagatsis del 2022 N.d.R.). Nel tempo che ho a disposizione frequento l’Università e seguo alcune mostre d’arte, per le quali ho una grande passione. Se c’è un ruolo che non ho ancora interpretato, ma nel quale mi cimenterei ad occhi chiusi? Si, sicuramente mi piacerebbe interpretare…un film d’azione!
Una domanda per concludere: quanto è ancora difficile per una donna farsi strada nel mondo artistico al giorno d’oggi?
Abbastanza. Proprio qualche giorno fa, a Roma, mi è capitato di partecipare a un talk sull’argomento: si è discusso a lungo in merito alle discriminazioni e alle disparità di trattamento che, soprattutto in ambito economico e a parità di ruolo, le donne sono ancora costrette a subire rispetto alla loro controparte maschile. In ambito artistico, per fortuna, le cose stanno gradualmente cambiando, si registra sicuramente un incremento della sensibilità e dell’attenzione nei confronti dell’arte al femminile; tuttavia, se guardo la questione dal punto di vista dell’attrice, devo ammettere che in qualche caso i ruoli che arrivano o non hanno ancora dialogo con altre donne o fungono da sponda a un personaggio maschile…la strada, insomma, è ancora lunga, ma quello che, nel nostro mestiere, non dovrebbe mai venir meno – e le donne lo sanno meglio di chiunque altro! – è il coraggio di infondere nei propri personaggi il valore della testimonianza e della verità…

