Recensioni

Carmine Torchia – Bene.

Fortunato Mannino

Musica che nasce su una chitarra e si apre allo sperimentalismo, testi che nascono dal quotidiano e diventano canzone. Un album semplicemente complesso!

Carmine Torchia è sicuramente una delle figure più interessanti, se non la figura più interessante, del cantautorato calabrese. La prima volta che mi sono imbattuto nella sua musica e ne ho apprezzato la qualità è stato nel 2011, anno in cui si sono susseguite una serie di manifestazioni volte a ricordare il poeta ermetico melicucchese Lorenzo Calogero. Carmine Torchia, per l’occasione, musicò, dimostrando grande sensibilità musicale sette poesie del poeta calabrese.
A questa sensibilità letteraria è da aggiungere un’acuta osservazione della realtà italiana e l’apertura alle suggestioni dell’arte in qualunque sua forma e tutto questo ne fa un artista poliedrico e semplicemente complesso. Complesso perché come tutti gli artisti sa sublimare in canzone gli input che gli vengono dalla società.
Bene., album pubblicato solo qualche settimana fa per Rurale, è la sintesi di quanto scritto: Musica che nasce su una chitarra e si apre allo sperimentalismo, testi che nascono dal quotidiano e diventano canzone. Su questi cardini ruotano i dieci brani di un album forse non omogeneo ma, ammesso che questo sia un limite, decisamente interessante.
Due esempi su tutti: A fine mese e L’astronomo. Il primo brano è caratterizzato da un motivetto accattivante, facilmente orecchiabile, e da un testo che in poche strofe fotografa l’Italia di oggi. Vista con gli occhi di un trentenne disoccupato, in poche pregnanti strofe vi è il dramma di un’Italia divorata da una crisi che la mediocrità e l’opportunismo dei politici non ha saputo e non sa fronteggiare. Ne L’astronomo, brano rivisitato, i toni si fanno decisamente più intimi. È la storia di chi ha un sogno non comune, un sogno che, come tutti i sogni non comuni, alienano dalla realtà.
Un album da scoprire ascolto dopo ascolto come gli schiaccianoci in copertina suggeriscono.
A questo punto è d’obbligo spiegare la definizione semplicemente complesso. Innanzitutto perché il lavoro sugli effetti e la strumentazione è molto più complesso di quanto potrebbe sembrare ad un ascolto superficiale e distratto. In secondo luogo perché i testi, benché intrisi di un’ironia che noi calabresi non facciamo fatica a cogliere in ogni sua sfumatura, ma che spesso non viene capita appieno, lo fanno un cantautore acuto e impegnato… Rino Gaetano docet.

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