Recensioni

Carlo Martinelli: l’esordio da solista è “Caratteri mobili”

Avatar
Scritto da Red

Dovremmo essere consapevoli che la musica come fenomeno sociale e bandiera di popolo si modelli con i bisogni e i gusti di chi la vita la sta vivendo e non di chi la scrive soltanto sui libri. E per quanto sia incomprensibile oggi la nuova scena italiana si popola di dissonanze e di “maleducazioni” stilistiche che paradossalmente piacciono e sembrano avere le caratteristiche giuste per dialogare con le persone attuali, le stesse che vivono la realtà che ci circonda. Ed è così che ad artisti (che un tempo mai avremmo chiamato così) come Carlo Martinelli viene concesso di sfornare dischi come questo “Caratteri mobili”…e sembra anche che la critica gli dia ragione. Ci troviamo di fronte a 5 inediti scritti e cercati da regioni temporali lontane, passato e quasi presente, idee ed emozioni segrete e scanzonate di quelle che si tengono chiuse nei cassetti sperando che arrivi il cambiamento e l’evoluzione a concepire i giusto appeal e il senso buono per tirarle fuori. Carlo Martinelli probabilmente ci racconta la sua evoluzione e quell’intricato groviglio emozionale che un artista porta gelosamente con se…e lo fa in un disco che non ha strutture e tempi coerenti con le strutture- che ormai diremmo banali –  ligi alla forma canzone tradizionale e, ancora più importante, cantando con una voce che se ne frega delle tonalità e delle intonazioni. Di certo un vero cantante morirebbe ascoltando la voce di Martinelli ma la scena indie si ciba proprio di questo…da Martinelli a Truppi (tanto per citarne uno) il salto sembra essere assolutamente immediato. “Caratteri mobili” è un disco confessione, in cui rintracciamo dissonanze che i REM hanno reso più gustose circa 20 anni fa e sapori di antiche trame cantautorali che però, a differenza dei dialoghi moderni, avevano ben altre caratteristiche di stile. Il bello si rintraccia un po’ ovunque durante l’ascolto, complice l’enfasi del “cantato” e dei testi…ma se dovessi puntare il dito direi che il mio gradimento tocca l’apice quando Martinelli canta “Andiamocene a Taiwan” in cui forse rintraccio tutto il leitmotiv del disco: da una nenia stellare persa tra romanticismo e luci fioche di riservatezza ci trascina in un popolare andamento che richiama quel genio di Rino Gaetano intriso di un rock dell’era moderna. Che poi in fondo tutti ci possono vedere tutto…

About the author

Avatar

Red

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi