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Cambi di stagione – Protesto per continuare a protestare

Scritto da Elena Pandolfi

Protestiamo quindi per poter continuare a protestare, combattendo i tentativi dei governi che si definiscono democratici di limitare il dissenso con la scusa di evitare la violenza. Anche l’ingiustizia è violenza.

Sono di qualche giorno fa le immagini dell’ultima manifestazione a Torino, cominciata in maniera pacifica e poi degenerata con scontri e feriti provocate sicuramente da gruppi organizzati esterni. E’ un peccato vedere queste scene perché il dissenso organizzato condiviso e pacifico oltre a un diritto è una facoltà innata nell’uomo. Pensiamo al neonato che piange, protesta perché ha fame o sonno e usa l’unico mezzo che ha per farsi sentire.
Se vi fate un giro tra i tanti meravigliosi reperti presenti al Museo Egizio di Torino, c’è il cosiddetto “Papiro dello sciopero” che testimonia uno delle prime proteste organizzate della storia da parte dei lavoratori durante il regno del faraone Ramses III.
Gli scioperanti si lamentavano per il mancato pagamento in grano e incrociarono le braccia: no grano no piramidi! Alla fine le autorità cedettero e pagarono il giusto compenso.
Lo sciopero collettivo come forma di protesta quindi ha antiche origini e la storia ci riporta una moltitudine di contestazioni civili molto partecipate che hanno poi portato a grandi conquiste sociali.
Anche la protesta del singolo è molto potente. E’ famosa quella di Diogene di Sinope, filosofo greco, che per criticare potere e ricchezza ingiusta viveva come un mendicante, dormendo in una botte e si aggirava per le vie di Atene con una lanterna accesa di giorno, dichiarando di cercare “l’uomo” simbolo di un’umanità virtuosa e onesta contro una società corrotta.
Povero Diogene non so quanto sia riuscito nel suo intento ma almeno lo citiamo ancora come un esempio di protesta pacifica che ha avuto nobili discendenti, fino alla nostra recente Greta Thunberg che ha manifestato la sua ribellione contro il cambiamento climatico, piazzandosi ogni venerdì mattina davanti al parlamento mostrando un cartello con su scritto “sciopero scolastico per il clima “.
Una protesta solitaria che ha poi dato il via a un vero e proprio movimento globale.
Gesti dirompenti come quello di Rosa Parks, attivista statunitense che nel 1955 in piena discriminazione razziale si rifiutò di cedere il posto in autobus ad un uomo bianco, dando origine ad un movimento molto più ampio di lotta contro la discriminazione.
Il coraggio di un singolo esorta la massa. Ne sono un esempio i grandi leader carismatici come Matham Ghandi, Nelson Mandela, Malcom X e Martin Luther King.
Ognuno esprime il proprio dissenso con i mezzi che gli sono più vicini come Julian Assange che ha messo in atto la sua protesta contro la poca trasparenza del governo statunitense e i crimini di guerra, attraverso l’informatica dando vita al gruppo di Wikileaks.
Artisti come il misterioso Banksy che disegna di nascosto sui muri opere come simbolo di protesta. Le ragazze del gruppo femminista Femen che gridano la loro ribellione al patriarcato e al sessismo provocando l’opinione pubblica mettendosi a
senso nudo. E tanti altri che vale sempre la pena ricordare.
Anche i bambini in maniera spontanea ma organizzata, in tutto il mondo, hanno espresso il loro dissenso contro grandi o piccole ingiustizie lasciando disegni davanti alle ambasciate, raccogliendo giocattoli e zaini poi lasciati in piazza o liberando aquiloni e palloncini. Gesti semplici ma virali proprio perché non aggressivi, ribaltando il rapporto di potere: una categoria sociale debole e da proteggere accusa il governo che dovrebbero curarsi di loro.
Protestiamo quindi per poter continuare a protestare, combattendo i tentativi dei governi che si definiscono democratici di limitare il dissenso con la scusa di evitare la violenza. Anche l’ingiustizia è violenza. E cito una frase di Jacob Bronowski uno scrittore e matematico ebreo polacco ma condivisa da tanti altri intellettuali: Nessuna società è morta di dissenso, semmai di conformismo.

About the author

Elena Pandolfi

Attrice per passione, conduttrice radiofonica per patologica logorrea, giornalista per un insano piacere di ficcare il naso nelle vite altrui, sceneggiatrice per la necessità di inventare storie più divertenti della realtà

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