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Cambi di stagione – La pienezza del vuoto

Scritto da Elena Pandolfi

Il vuoto è energia potenziale, è lo spazio che genera il movimento ed è necessario per mantenere l’equilibrio, perché il pieno senza il vuoto porta all’immobilità e alla stagnazione

‘Ne ho piene le tasche’- grida l’uomo comune.
‘Ho l’armadio vuoto e non so cosa mettermi‘- esclama la signora aprendo le quattro ante dell’armadio strapieno di vestiti.
‘Le casse sono vuote’ – sentenzia l’amministratore comunale che nel frattempo ha intascato qualche mazzetta.
E’ colmo di gioia il bambino che è riuscito ad afferrare un pezzo di pane lanciato dal camion degli aiuti umanitari, dopo giorni di stomaco vuoto.
L’Italia è piena di anziani mentre le culle dei reparti di maternità sono vuote.
I telegiornali sono pieni solo di notizie di cronaca, di violenza e sopraffazione come se il mondo che ci circonda si fosse del tutto svuotato di umanità e di bontà. Le librerie sono piene di nuovi titoli e gli scaffali delle case sono spesso vuoti. Il nostro vocabolario è pieno di bellissimi vocaboli ma spesso ascoltiamo discorsi vuoti di contenuto.
A volte l’acqua è talmente abbondante che porta distruzione e morte e crea il vuoto dove passa. L’emblema di questa discrepanza sono i dati Istat che mostrano la sostanziosa ricchezza di molti italiani e la povertà assoluta di tante famiglie.
E potrei fare altri mille esempi più o meno generici che descrivono il concetto di pieno e di vuoto come antitesi, ingiustizia e indice di disordine nella gestione della vita di tutti i giorni.
Istintivamente aspiriamo al pieno, all’abbondanza alla quantità, il vuoto ci mette a disagio, ci umilia e ci indigna. Eppure in fisica come in certe filosofie come il Taoismo, il vuoto è energia potenziale, è lo spazio che genera il movimento ed è necessario per mantenere l’equilibrio, perché il pieno senza il vuoto porta all’immobilità e alla stagnazione.
Chi scrive per lavoro o per piacere, conosce bene la sindrome del foglio bianco, uno spazio vuoto, accecante che annulla le idee e la creatività ma al contempo invita ad uno sforzo, ad un gesto cinetico che fa muovere i pensieri bloccati per trasferirli nella scrittura.
Anche quando il vuoto è sinonimo di ingiustizia e diseguaglianza, nel difficile ed eterno tentativo di stabilire un’equità togliendo al molto per riempire il nulla, bisognerebbe anche mettersi al centro di quello spazio vuoto e provare a farsi venire delle idee per produrre nuove possibilità, moltiplicare il poco, generare vita dove non c’è.
In fondo è quello che ha fatto sempre l’uomo fin dall’inizio dei tempi, ha riempito la terra che lo ha generato, di cose a lui necessarie per produrre altre cose, anche meno necessarie fino a oltrepassare i limiti dell’abbondanza in uno spazio
ristretto e confinato. Al di là il vuoto. Ma c’è sempre tempo, se c’è volontà, per abbattere i confini e nel frattempo riempire d’altro gli spazi vuoti.

About the author

Elena Pandolfi

Attrice per passione, conduttrice radiofonica per patologica logorrea, giornalista per un insano piacere di ficcare il naso nelle vite altrui, sceneggiatrice per la necessità di inventare storie più divertenti della realtà

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