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Caetano Veloso & Gilberto Gil @ Auditorium PDM

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Scritto da Paola Varricchio

Due amici, un secolo di musica

Il 6 maggio scorso, all’Auditorium di Roma, si è tenuta l’ultima data della tournèe di Caetano Veloso e Gilberto Gil, Dois Amigos um seculo de musica, un concerto straordinario. Un pezzo significativo della storia della musica brasiliana era su quel palco, e si è raccontato attraverso le voci di Caetano e Gilberto, e attraverso il suono delle loro chitarre.
Back to Bahia, Coraçao Vagabundo, le prime canzoni su cui hanno duettato, poi subito Tropicalia. Un pezzo scritto da Caetano ma pilastro della storia musicale e di vita di entrambi. Il manifesto del Tropicalismo, la rivoluzione musicale e culturale avvenuta negli anni ’60 in Brasile, di cui sono stati entrambi testimoni e artefici. La canzone è bellissima, piena di immagini e rimandi, un ritratto poetico del Brasile, una sorta di allegoria di un paese ricco di contraddizioni che ha fatto entrare subito il pubblico in un clima sospeso di meraviglia e ammirazione, in cui è rimasto per tutto il tempo del concerto.
Un Auditorium pieno, un palco grande e due artisti, entrambi classe 1942, da soli a riempire ogni vuoto di passione, saudade, intensità, armonia. Un tutt’uno meraviglioso quando, in pezzi come Terra, sul ritornello il pubblico ha cantato con loro, facendo vibrare l’aria tutt’attorno.
Solo su De manha, Caetano e Gilberto si fermano per presentare la canzone più datata che hanno scelto di portarsi in viaggio, ed anticipare la successiva, la più recente che hanno composto insieme durante il tour.
Sono di poche parole, suonano quasi senza sosta.
Tema supremo della serata: la saudade, questo sentimento complesso che la musica brasiliana ha cosi tante volte raccontato, sviscerato, sfumato; la saudade che è tristezza, nostalgia di casa e del passato, ed è, insieme, gioia del ricordo, forza dell’amore.
In omaggio a Joao Gilberto E’ luxo so, poi ancora Sampa, Tonada de luna llena, Eu vim da Bahia, O Leãozinho, più di due ore passate in un soffio; un pubblico incantato, Gilberto e Caetano, ultrasettantenni, a cantare, ballare, a chiederci di portare il tempo battendo le mani. Un insegnamento di vita.
Bella la scelta di duettare su Come prima, una canzone degli anni ’50 scritta da Mario Panzeri e musicata da Vincenzo Di Paola e Sandro Taccani. Due momenti di altissima intensità quando Gilberto canta da solo Não tenho medo da morte, non ho paura della morte ma di morire, e quando Caetano, girato verso Gilberto, presenta un pezzo che lo stesso Gil ha scritto per lui, che parla di amicizia e ammirazione: Meu Amigo, Meu Herói.
“Oh meu amado, minha luz descansa tua mão cansada sobre a minha mão, a força do universo não te deixará”.
Mio amato, luce mia, riposa la tua mano stanca nella mia; tanta commozione, ho ancora la pelle d’oca a scriverne.
Poi ancora Expresso 2222, Nossa gente, Toda menina bahiana, la scaletta è stata una summa della carriera individuale di entrambi, costruita sapientemente valorizzandone la complementarietà.
Sul bis Domingo no parque, A luz de tieta e una bellissima Desde que o samba è o samba.
“O samba ainda vai nascer, o samba ainda não chegou o samba não vai morrer”
Il samba deve ancora nascere, il samba non è ancora arrivato, il samba non morirà..
Probabilmente sarà l’ultimo tour che li vedrà girare il mondo, forse no, in ogni caso resterà un momento indimenticabile nel cuore dei presenti, e dei tanti che, come me, sono cresciuti consumando i loro dischi, leggendo le loro storie, facendo propria la loro saudade. Quel che resta è gratitudine.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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