Recensioni

Bruno Pitruzzella – Spawning

Fortunato Mannino

È un album dalle mille sfaccettature e all’insegna di un chitarrismo moderno, nel quale domina l’improvvisazione

Una delle prime cose che ho imparato quando ho intrapreso il mio sentiero musicale, è che oltre agli artisti è bene tener d’occhio anche le etichette musicali, soprattutto, se al di là degli intenti e delle parole, offrono Musica di qualità. Questo, oltre la lettura, è uno dei modi per non fossilizzarsi sui classici o perdersi nel mare magnum del mainstream: un buon modo per variegare gli ascolti, scoprire generi musicali diversi, allargando così il proprio orizzonte musicale. Oggi internet potrebbe favorire molto l’accesso ad una Musica più ricercata rispetto a quando si dovevano aspettare i programmi radiofonici della notte, a patto però che si sappia cosa e dove cercare senza essere sommersi da quella che Battiato definirebbe immondizia musicale. Risulta, dunque, ancora indispensabile e, aggiungerei, imprescindibile l’autorevolezza della testata giornalistica e la sincerità di chi scrive. Gli ascolti d’altronde sono la colonna sonora dei nostri stati d’animo e, per questo, non possono essere sempre uguali a se stessi. A questa premessa aggiungo, così entriamo in argomento, che nel proporre un album targato Almendra Music non ho alcun dubbio. La casa discografica palermitana, al di là dei grandi nomi che ne fanno parte, ha saputo conciliare la raffinatezza della musica classica e del jazz senza, per questo, trascurare ricerca e mediterraneità. L’ultimo, in ordine temporale, dei miei ascolti targato Almendra è Spawning di Bruno Pitruzzella, talentuoso chitarrista che abbiamo ospitato diverse volte sulle nostre pagine.
L’album è pensato per la sola chitarra ed è un po’ la summa di quella che è l’esperienza musicale dell’artista. Vi è, infatti, l’elemento classico rappresentato dall’interpretazione del Saltarello attribuito a Vincenzo Galilei, padre del più famoso Galileo; l’elemento jazzistico nella rivisitazione di Footprints di Wayne Shorter e… Tanto, tanto Pitruzzella.
A partire dal titolo che ha voluto per questo suo primo album per sola chitarra, che richiama alla mente le profondità marine e il rilascio delle uova e delle spore. Titolo che tradisce la passione per il mare, ma che sintetizza al meglio il concetto di legame tra tradizione e novità.
È un album dalle mille sfaccettature e all’insegna di un chitarrismo moderno, nel quale domina l’improvvisazione. Ma, allo stesso tempo, è un coinvolgente percorso meditativo e di rinnovamento, anche per chi vuole dare una colonna sonora ai suoi momenti introspettivi. Impossibile, infatti, pensare per gli undici brani un ascolto diverso. Tra questi troviamo un’altra composizione non di Petruzzelli ed è Pando di Giancarlo Romeo a cui, tra l’altro, l’artista rivolge un ringraziamento speciale, regalandoci un altro scorcio interessante di quelle che sono le sue radici artistiche.

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