Interviste

Bruno Bavota, Intervista

Nicola Barin
Scritto da Nicola Barin

Ora tutto è diventato più fugace, la musica ha bisogno di tempo.

Abbiamo intervistato il musicista Bruno Bavota in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Get Lost” per l’etichetta Temporary Records, ecco il resoconto. 

Ci racconti qual è stato l’avvicinamento alla musica in generale e quali sono gli artisti a cui ti sei ispirato?
Come musicista mi sono avvicinato alla musica abbastanza tardi, iniziando a suonare la chitarra a 24 anni e successivamente il pianoforte.
Il tutto è nato da un bisogno e dalla necessità di colmare un enorme vuoto interiore, cercando di ritrovare me stesso. Prima di abbracciare la musica come ragione di vita, ho ascoltato tanta musica e sicuramente il gruppo che più mi ha ispirato sono stati i Balmorhea ed in particolare il disco “All Is Wild All Is Silent” che, ancora oggi, resta uno dei miei dischi della vita.

La tua musica viene definita “modern classical” o neoclassica per comodità ma al suo interno confluiscono diversi generi e correnti. Ci aiuti a capire quali sono gli influssi e come tu la definiresti?
Io preferisco sempre chiamarla musica strumentale, proprio perché ogni artista può sviluppare il suo linguaggio in modo diverso. Il piano resta lo strumento principale, spesso affiancato all’elettronica o ad altri strumenti, come quelli ad arco.

Come è nata l’ispirazione per “Get Lost”  e come è nato il titolo? Inizialmente, ancor prima di ascoltare l’album, mi ha evocato lo splendido documentario di Bruce Weber, Let’s Get Lost, sulla vita del jazzista Chet Baker.
“Get Lost” nasce principalmente dalla voglia personale di abbandonare la mia comfort zone sonora cercando di esplorare nuovi suoni. Nel disco, infatti, ci sono solo due brani di piano solo. Ho cercato di sviluppare un processo compositivo iniziato tre anni fa con l’album “Out of the blue”, che trova in “Get Lost” una consapevolezza maggiore. L’idea è quella di modificare in tempo reale il suono naturale del pianoforte attraverso processori e pedali effetto di costruzione artigianale creando sample and loops di piano. Trovo che nel mondo attuale ci sia molto odio e poca empatia, si tende a scagliarsi gli uni contro gli altri senza ascoltarsi…per questo Get Lost è un invito a perdersi per ritrovarsi. Non ho visto il documentario, ma recupererò presto questa lacuna!

In un periodo di musica liquida e di ascolto musicale frammentato e superficiale la tua proposta va in controtendenza, necessità di attenzione e di tempo, sei d’accordo?
Sono assolutamente d’accordo! Ora tutto è diventato più fugace, la musica ha bisogno di tempo.

Hai già pianificato le date per portare il tuo nuovo progetto “dal vivo”?
Certo! Una piccola parte di tour è già andata, ora mi aspettano diversi concerti come quello del 16 novembre al MAT di Terlizzi e soprattutto sono molto felice di partecipare all’Eurosonic Noorderslag di Groningen il prossimo gennaio!

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