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Bluvertigo live @ Lignano Sabbiadoro

Pierpaolo de Flego

Lidi pop che abbracciano altri di pura sperimentazione, e da lì lunghi viaggi verso antri di poesia o passaggi rapidi in Delorean per tornare negli anni ’80

Cieli neri. Troppo neri, questa volta, sopra la spiaggia di Lignano Sabbiadoro. E purtroppo, causa il logico e conseguente temporale, l’agognato concerto è stato bloccato nel suo sviluppo finale. Peccato! Il tutto stava andando per il meglio in quello che era considerato uno degli eventi più interessanti dell’estate 2015 nel Friuli Venezia Giulia: il live dei Bluvertigo.
Ma veniamo al racconto, e come per ogni racconto a me piace farlo al presente, come se lo stessi rivivendo proprio adesso. Insomma, è il primo agosto, arriviamo un po’ affannati a Lignano, non proprio in orario; patatine veloci e via in spiaggia. Pericolo non c’è, il concerto, in piena tradizione italiana, si appresta a cominciare in ritardo. Prendo la mia posizione, tentando di non avere nessun spilungone davanti a me. Mi accerto della scelta e attendo. E finalmente il concerto comincia.
Rumori: si inizia così, con rumori, con musica pressoché indefinita perché si alza e si abbassa repentinamente, come se ci fossero dei problemi tecnici che non si riescono a risolvere o come se dietro al mixer ci fosse un bambino o un allegro buontempone che gioca con il master generale. Poi capisco che il tutto è voluto. Rumori appunto, e volume che schizza in alto e in basso per poi stabilizzarsi, in un’introduzione al concerto che mescola musica sperimentale e sbilenca a voci che raccontano cose apparentemente (e forse non solo apparentemente) estemporanee. E così, in questo vortice caotico di suono che pare quasi un episodio espressionista nel ventunesimo secolo, Livio, Sergio, Andy e Morgan salgono sul palco, generando il consueto entusiasmo generale. Finisce l’intro: pronti, via, ed è subito “Fuori dal Tempo”. E subito si capisce l’andamento che c’è e ci sarà: Livio e Sergio sono chirurgici e precisissimi, due macchine dietro a chitarra e batteria, Andy è come al solito un mago, uno scienziato pazzo ma dall’eleganza innata dietro a una colonna di synth (tutti bellissimi, va detto), che mescola suoni e stile. Insomma, Andy è indubbiamente il più figo della situazione. E poi c’è Morgan: l’infinito talento che ha sempre avuto, la sua arte quasi prepotente e la creatività presente in ogni gesto emergono in modo incontenibile, anche se la precisione è lontana da quella di una volta. Ma se da un lato Morgan non si ricorda le parole di “Fuori dal Tempo”, dall’altro non si riesce a smettere di guardarlo, per vedere come si muove, come vive la musica, come non riesce a tenerla dentro. “Fuori dal tempo”, comunque, dà il via al tutto con il giusto piglio: a distanza di quasi vent’anni rimane un pezzo ideale per cominciare un concerto. Un concerto che poi va a distendersi sugli infiniti lidi che da sempre i Bluvertigo hanno esplorato. Lidi pop che abbracciano altri di pura sperimentazione, e da lì lunghi viaggi verso antri di poesia o passaggi rapidi in Delorean per tornare negli anni ’80. L’estro variopinto viene espresso nel giro di un paio di canzoni. Da sottolineare in particolare la terza, “Sotterraneo”: scartata da Sanremo per fare spazio a “L’Assenzio”, è una canzone rock-pop sviluppata in modo abbastanza classico, ma arricchita da un testo pieno di perle («Un buon maestro impara, un buon maestro non insegna», per dirne una) e una disperazione quasi onirica e assolutamente splendida. E che nel contesto live si fa ancor più bella.
Viene eseguita poi “L’assenzio”, pezzo che secondo me rimane stratosferico e che nella fattispecie vede Morgan prodigarsi in grandi trame di Rhodes. Da qui, seguono altre due hit storiche, “LSD La Sua Dimensione” prima e “Sovrappensiero” poi: quest’ultima si conferma l’inno italiano ai Depeche Mode dei primi dischi e, come tra l’altro di poteva prevedere, scalda ancor di più gli animi e le gambe del pubblico, sempre più bagnato dalla pioggia sempre più forte. E quasi del tutto orizzontale. La sospensione del concerto è nell’aria (ormai fredda), ma c’è spazio per un’ultima stella, una delizia finale per andarsene arricchiti. Sì, perché l’ultima canzone dei Bluvertigo a Lignano Sabbiadoro è “Ideaplatonica”: il capolavoro di “Metallo non metallo”, una confessione di confusione, un quadro imperfetto e perfetto della meraviglia che può essere contenuta ovunque, anche nell’agitazione, anche nella tristezza, un’emozione pulsante che trova infine pace in una bellissima coda finale. E poi? E poi pioggia e temporale. I Bluvertigo si fermano, devono farlo. «Vediamo com’è la situazione tra dieci minuti», dicono gentilmente. Ma dopo dieci minuti vince ancora il meteo ostile, e così termina tutto. Un concerto molto bello, dal fato ucciso ancora troppo giovane. Infatti, purtroppo, non ci sono stati grandi classici come “La crisi”, “Sono = sono”, “Iodio” e “Cieli Neri”. Anzi no, i cieli neri ci sono stati, ma stavolta troppo neri e burrascosi. Stavolta sono venuti quelli veri: e come spesso succede, anche stavolta hanno vinto loro.

(Credits immagine: thetimeinmusic.com)

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