Recensioni

Blackfield – V

Fortunato Mannino

nella loro omogenea eterogeneità è possibile ascoltare brani strumentali, altri vicini al pop, altri ancora al trip hop

Molto spesso nel nostro vivere quotidiano dimentichiamo la fragilità del nostro essere. Siamo talmente impegnati a fissare mete, raggiungere traguardi, che ci sfuggono le piccole cose che rendono unica e irripetibile una vita, un momento. Ci si illude di essere liberi, ma sono gli affanni quotidiani, e le meccaniche politiche, a soffocare e condizionare il nostro agire. Temi non nuovi, che ci riportano indietro ad un certo titanismo di matrice romantica e che ritroviamo oggi anche nell’ultimo album dei Blackfield. Un album che, secondo molti, non sarebbe neanche dovuto uscire. Sembrava, infatti, che il sodalizio che lega dal 2004 Steven Wilson e Aviv Geffen volgesse al termine ma… per fortuna nostra e della Musica V è disponibile in tutti i formati. Un album, come ho scritto all’inizio, scuro che si apre con A Drop In The Ocean e che trova il suo apice compositivo in October. Due brani che rispecchiano chiaramente il mood compositivo dell’album. Il primo ci ricorda che siamo solo un’insignificante goccia nell’oceano, impotenti di fronte al succedersi degli eventi. Una precarietà e un’insicurezza che acquistano maggior rilievo se si considera che Aviv Geffen vive in Israele. Sulla questione non do giudizi, ma mi va di ricordare il suo impegno costante per la pace di quei territori. Un impegno che stride anche con la visione politica della sua nazione.
Il secondo brano, probabilmente il più bello e toccante dell’intero album, è decisamente più introspettivo e ha in sé tutta la malinconia del mese autunnale. My happiness is buried in the sand / La mia felicità è sepolta nella sabbia ha bisogno di pochi commenti e di, mi permetto, più consapevolezza. La via è sicuramente utopica, ma se c’è una luce, una speranza per l’umanità tutta, è proprio nella consapevolezza e nella conoscenza.
Se questi sono i temi dell’album, l’aspetto musicale è decisamente più eterogeneo e media tra quelle che sono due personalità artistiche decisamente diverse. Ed ecco che nella loro omogenea eterogeneità è possibile ascoltare brani strumentali, altri vicini al pop, altri ancora al trip hop, tutti brani che ci confermano, qualora ce ne fosse bisogno, il genio e la sensibilità musicale di Steven Wilson. Aggiungiamo, prima di chiudere, che tre dei tredici brani di V sono stati prodotti da Alan Parsons. Aggiungere altro, a questo punto, sarebbe solo retorica.

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