Ci sono momenti che vanno vissuti in perfetta solitudine, come a stare sul buco di un cesso. È una delle poche condizioni in cui il rigurgito delle nostre emozioni è libero di vorticare come l’acqua tirata.
Carne e sentimenti si mischiano nella cornucopia del nostro corpo e premono per uscire come succo dal suo frutto maturo.
Björk soffia terra e aria da questa cornucopia di carne e fiato e gonfia il palco della vita con il vento etereo e perpetuo di una lanterna magica.
Cornucopia è il titolo del suo nuovo lavoro, un lavoro di studio, sperimentazione, fusione e meditazione. E’ la registrazione live delle ventidue tracce che compongono la culla dei lavori precedenti, che vola da Utopia a Post, attraversa le profondità di Fossoria e saltella per la pagana Vespertine.
E’ la raccolta delle raccolte, la strabordante cornucopia delle sonorità effimere e trasognanti dell’arpa magnetica che riverbera al buio delle caverne con l’aluphone, compagno di danze mistiche e vaporose.
Uscita il ventiquattro Ottobre scorso, Cornucopia è la suadente comunione tra realtà virtuale e drappeggi teatrali, riproduzioni artificiali e natura selvaggia, sperimentazioni d’avanguardia e spiriti guida.
Quello di Björk è un viaggio senza epoca, è fatto della memoria attraverso il corpo che fa da eco ad un contenitore senza contenimenti, fatto di spremute di storie senza cronologia, di flauti nascosti in foreste fitte di foglie e uccelli floreali.
I suoni arpeggiano in cori di voci disincarnate e liquefatte, scrivono su una tabula rasa le leggi ascritte al solo istinto della natura e l’esperimento tecnologico diventa materia sonora.
Il suono si fa materia tangibile, che scorre come mani sottopelle e fiato dentro il naso, lo senti respirare e battere e sbattere come la natura rigogliosa e fulgida che abitiamo e che ci abita, si inerpica come radici attorno alla testa e i capelli diventano nidi di uccelli, cuori di nuvole, fiato di niente. E’ la cornucopia dei nostri sensi che diventa un tutt’uno con la cornucopia della carne e terra in cui viviamo, un mistero fatto di umanità e tecnologia. Ed è in questo mistero che Björk rivela la tanto utopistica quanto concreta verità: siamo parte di tutto e tutto è parte di noi.
L’unico sforzo a cui siamo sottoposti è comprendere quali parti vogliamo che ci appartengono e a quali, a nostra volta, vogliamo appartenere.
Björk – Cornucopia Live
Quello di Björk è un viaggio senza epoca, è fatto della memoria attraverso il corpo che fa da eco ad un contenitore senza contenimenti, fatto di spremute di storie senza cronologia, di flauti nascosti in foreste fitte di foglie e uccelli floreali

