Recensioni Soundcheck

AyahuascA – Naad

Fortunato Mannino

Il nome scelto dalla band è un manifesto d’intenti: ayahuasca è una bevanda per scopi curativi e, soprattutto, per rituali sciamanici

Il tempo è sempre tiranno e le righe che state per leggere sono un po’ tardive rispetto a quello che è stato l’ascolto. I più attenti avranno notato la segnalazione degli AyahuascA e del loro album d’esordio Naad tra gli album più belli del mio 2019, ma ci tenevo che alle poche righe che accompagnavano la citazione facesse eco il giusto spazio di una recensione. Uno spazio che rende merito alla band e che, soprattutto, dimostra quanto sia avanti il nostro panorama musicale rispetto a quello che i media, tra false urla di meraviglia e schiamazzi, propinano come fenomeno (non uso la parola underground, perché se incidi per una casa discografica australiana e i vinili sono sold-out non si può parlare di underground ma di semplice non conoscenza).
La storia degli AyahuascA è piuttosto breve, almeno per quel che riguarda formazione e attività: nasce a Parma nel 2016 dalle ceneri degli Shinin ‘Shade; inizialmente ruota attorno alle figure di Mek Spazio e Domiziana Pritchard a cui, dopo qualche fisiologico cambio di line-up, si uniscono Andrea De Dominicis, Becky Sahira e Matteo Orzi.
Il nome scelto dalla band è anche una sorta di manifesto d’intenti: ayahuasca, infatti, non è altro che una bevanda usata da tempo immemorabile dalle civiltà precolombiane per scopi curativi e, soprattutto, per rituali sciamanici. Non è un caso che il significato letterale della parola sia liana degli spiriti / liana dei morti. Non è una droga, tanto che ancora oggi se ne sperimenta un uso farmacologico, ma gli effetti allucinogeni sono indiscutibili. E il collegamento tra la parola allucinogeno e Psichedelia è immediato e gli AyahuascA, infatti, propongono all’ascoltatore un viaggio lisergico in bilico tra vecchie e nuove sonorità.
Naad, la figura antropomorfa che campeggia al centro della copertina, non è altro che l’apparato uditivo di un universo sommerso. Universo sommerso che, a sua volta, non è altro che il nostro subconscio, ovvero, il luogo che conosciamo meno e nel quale si annidano le paure e nascono i sentimenti. Il viaggio introspettivo è quello più difficile, perché scoprirsi e mettere in discussione le proprie certezze e affrontare le proprie paure non è mai facile.
Testi come I Wanna Fall, forse non a caso, di matrice doorsiana, ci ricordano che questo percorso è tutt’altro che semplice. Inner Space, brano immediatamente successivo, racconta l’inizio del viaggio lisergico. Tutte tappe necessarie per arrivare ad una rinascita e, a tal proposito, agli osservatori più attenti non sarà sfuggita la rappresentazione del ciclo lunare in copertina. Ciclo che culmina con il novilunio, momento che, simbolicamente, rappresenta la rigenerazione e l’inizio di una nuova fase della vita. Rigenerazione e rinascita sono i cardini su cui ruota questo interessantissimo progetto musicale che, sicuramente, farà felici gli amanti della psichedelia.
Naad è uscito il 1° novembre in due versioni: in vinile per la Salty Dog Records ma, come scritto in precedenza, le 100 copie sono sold-out; in CD e, in questo caso, potete acquistarlo sulla piattaforma musicale Bandcamp. Per entrambe possiamo dire che sono molto eleganti.

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