Recensioni

Atelier – State Of Grace

Fortunato Mannino

Un album che potremmo definire d’atmosfera, da gustare in penombra davanti ad un buon bicchiere di whiskey nel quale affogare gli affanni del quotidiano o, se preferite, in dolce compagnia

L’articolo di questa settimana è dedicato agli Atelier, gruppo siracusano attivo dal 2012, e al loro State Of Grace.
Il gruppo ruota attorno alle figure di Fabio Moschella (chitarrista e autore dei brani dell’album), Antonio Randazzo (pianista e tastierista) e Andrea Bovelacci (basso), tre amici con una grande passione: la buona Musica. I brani che registrano nelle varie session confluiscono in un demo che viene consegnano a un altro siciliano: Salvo Rizzuto.
Quest’ultimo ha vissuto la sua carriera artistica a Londra dove è stato scoperto e apprezzato da Peter Filleul, tastierista della Climax Blues Band e produttore della BBC. È la svolta! Rizzuto coglie immediatamente la qualità e la potenzialità della musica degli Atelier e decide di prestare la sua voce calda e profonda al progetto.
Il gruppo, infine, si completa con il giovane e talentuoso batterista Luigi Lutri e il maestro Luigi Zimmitti sassofonista / clarinettista.
Dopo un anno passato in sala di registrazione State Of Grace è pronto per essere pubblicato.
Un album che potremmo definire d’atmosfera, da gustare in penombra davanti ad un buon bicchiere di whiskey nel quale affogare gli affanni del quotidiano o, se preferite, in dolce compagnia. Fin dal primo brano la sensazione predominante sarà quella di essere stati trasportati in uno di quei fumosi locali newyorkesi dove tutti hanno la loro storia da raccontare. Il sound è caldo, cristallino e affonda le sue radici nel jazz, nel soul, nel blues senza però mai estremizzarli. Sonorità sospese, eleganti, con il pianoforte protagonista assoluto, accompagnano la voce calda di Rizzuto che racconta le undici storie che compongono l’album. Mi piace citare tra tutte Rosa The Red, brano dedicato a alla figura di Rosa Luxembourg, politica, filosofa e teorica del socialismo rivoluzionario marxista, uccisa barbaramente nel 1919 per le sue idee e la caparbietà con cui le professava.
Notevole, inoltre, è la reinterpretazione di A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum ma… è l’album nel suo insieme che convince.
La scelta della lingua inglese, la scelta del sound e soprattutto la pulizia del suono danno all’intero album un respiro internazionale. Da avere qualunque sia il vostro genere preferito!

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