Recensioni

Arthuan Rebis – Sacred Woods

Scritto da Fortunato Mannino

Arthuan Rebis firma l’album che chiaramente è tra i più affascinanti di questo 2021

La musica è la più ineffabile delle arti, è quella che, non avendo mediazione di pensiero, arriva a stimolare direttamente le cellule cerebrali. Gli effetti dell’ascolto oggi sono in parte noti e in parte oggetto ancora di studio, ma è indubbio che più ci si avventura nel mondo dell’acustica e dei suoi effetti sull’uomo più si rimane affascinati. Ad essere coinvolto non è solo il mondo delle emozioni ma anche il subconscio e, addirittura, la sfera fisica. Studi moderni rafforzano e confermano quel legame profondo e atavico che lega l’uomo alla musica. Fin dalla notte dei tempi la musica, intesa non solo come strumento ma anche come voce, è stato il mezzo per esplorare quei mondi paralleli abitati da spiriti primordiali, a cui si chiedono risposte ai grandi interrogativi che la vita pone alle umane fragilità o, più semplicemente, per entrare in sintonia / armonia con essi. Tra i tanti esempi che si potrebbero fare mi vengono in mente le danze tribali al ritmo ipnotico dei tamburi o ancora la convinzione che grazie alla musica si potesse guarire da malattie. Intuizioni che si stanno rivelando esatte ma che nel percorso a ritroso si ammantano di elementi magici ed esoterici, che ci rivelano altri affascinanti aspetti di quest’arte spesso sottovalutata.
Aspetti che indaga e propone nei suoi album / concerti Arthuan Rebis, pseudonimo sotto cui si cela Alessandro Arturo Cucurnia, compositore, polistrumentista, arpista, scrittore, studioso di tradizioni musicali e spirituali d’Oriente e d’Occidente, la cui fama è ormai internazionale. Oggetto di studio è, in particolare, tutto quell’insieme di tradizioni, musicali e non, che il pensiero scientifico ha bollato come fantasiose superstizioni e la dottrina cristiana come demoniache. Ecco che, per chi non conosce l’autore, Sacred Woods, suo ultimo album uscito per la Black Widow Records, diventa un’occasione imperdibile per approcciarsi a quel mondo che genericamente viene definito pagan folk e che, in questo caso, si impreziosisce di quel caleidoscopio di sonorità, che rappresentano il percorso culturale e umano dell’autore.
I novi brani, come anticipato dal titolo, raccontano delle creature sacre e dei miti che animano i boschi e, per una sorta di religioso rispetto, mi sembra giusto segnalare Kernunnos e Diana. Sono entrambi protettori della foresta, il primo è una figura antropomorfa dalle grandi corna di cervo di origine celtica e simboleggia la forza della vita che si rigenera in modo spontaneo e generoso. È anche l’archetipo della mascolinità con la sua peculiare aggressività ma anche dello spirito di sacrificio e della generosità. La seconda, gemella di Apollo, è la protettrice dei boschi e delle sue creature ma anche delle fanciulle non ancora donne e delle donne partorienti. Entrambe le divine creature rappresentano archetipi atavici, che incarnano la doppia natura dell’umanità: quella più selvatica contrapposta a quella più civile, ma anche il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta.
L’Albero Sacro è il brano che mi ha emozionato di più. La scorsa estate è stata terribile per via degli incendi e il solo ricordare il crepitio del fuoco, che divora in pochi secondi alberi secolari mi dà i brividi. A terrorizzarmi però sono l’ignoranza e l’arroganza dell’uomo moderno, che disprezza Madre Natura e che non comprende che l’inizio della fine potrebbe essere già in corso. Se una speranza c’è è proprio nel ritorno a quella spiritualità che L’Albero Sacro suscita. La voce narrante è quella di Paolo Tofani, artista che non ha bisogno di presentazioni e che non è nuovo a collaborazioni con Arthuan Rebis. Altri nomi importanti del nostro panorama musicale impreziosiscono l’album che chiaramente è tra i più affascinanti di questo 2021.
Sacred Woods, come anticipato all’inizio, è stato pubblicato dalla Black Widow Records che, oltre ai formati standard, offre un’edizione elegantissima e limitata a 66 copie, che non tarderà a diventare un oggetto da collezione.

Arthuan Rebis
Black Widow Records

About the author

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi