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ArtemisiA, Intervista

Ai lettori vorremmo dire di continuare ad ascoltare e supportare i gruppi non prettamente mainstream perché solo così la musica non “imposta dall’alto” o quella da “Talent” può ricevere linfa vitale e crescere

Gli ArtemisiA sono uno di quei gruppi a cui sono più affezionato. Conosco i loro album e negli anni ho potuto seguire le evoluzioni del loro sound. Il loro ultimo album s’intitola Derealizzazione Sintomatica e l’adesivo in copertina racconta della presenza di Omar Pedrini come ospite. Sono sicuro che questo sia motivo d’orgoglio per la band e un’ottima sponsorizzazione per chi non la conosce ma, per quel che mi riguarda, è solo la tappa di un percorso netto e in continua e intelligente evoluzione. Li incontriamo oggi per scoprire qualcosa in più su quello che è già uno dei miei album preferiti.

Ciao e bentornati a bordo del pulmino di SOund36.
Ciao Fortunato, è un vero piacere per noi essere nuovamente ospitati sul vostro mitico pulmino.

Leggendo il titolo dell’album si potrebbe facilmente collegarlo all’emergenza pandemica, ma la data di realizzazione è anteriore. Da dove nasce, dunque, l’idea di trattare una tematica così delicata e particolare?
Assolutamente anteriore. Anche se col senno di poi potremmo dire di essere stati quasi profetici. Fondamentalmente l’idea nasce dal desiderio di chiudere un cerchio realizzando quella che noi definiamo “trilogia dell’inconscio”; cioè con questo album andiamo a scavare ancora più in profondità a quelle che sono le fobie, le angosce e paure dell’uomo. Tematiche molto particolari iniziate con Stati alterati di Coscienza e continuate in Rito Apotropaico.

I vostri album vanno letti anche in controluce, perché nascondono una loro attualità o riferimenti colti. In Ombre della mente ho rivisto tutte quelle persone, poeti e scrittori compresi, che hanno ingiustamente trascorso anni in manicomio. Così come in Ladro d’Anime ho visto il germe della follia che entra e sconvolge la vita di intere famiglie.
Che bella definizione hai dato: “letti in controluce”. È esattamente quello che vorremmo venisse fatto. Ombre della mente, pur traendo spunto dalla figura di Alda Merini, estende il discorso parlando in maniera più ampia della condizione mentale di tutte quelle persone che, molte volte a torto, sono state rinchiuse nei manicomi e il cui unico modo di evadere era con il pensiero.
Inizialmente avremmo voluto girare il video proprio all’interno del Basaglia, ex manicomio di Gorizia, la nostra città, dove appunto lavorò il famoso medico psichiatra. A causa dell’emergenza il progetto è sfumato. In Ladro d’Anime si parla di quello che è il Male nelle sue forme più subdole, ma anche affascinanti se vogliamo, capace di “ammaliare” e abbagliare fino a poi rivelarsi; non sempre però si ha la forza di lottare contro queste Forze che il più delle volte finiscono per distruggere la mente e l’anima delle persone.

Come ho scritto in apertura, la presenza di Omar Pedrini impreziosisce un album già bello e attesta, qualora ce ne fosse bisogno, la bontà di un percorso che arriva oggi al quinto capitolo. Vi chiedo di raccontarci come nasce questa collaborazione e un aneddoto o un ricordo ad essa legato.
Di ricordi e aneddoti ce ne sarebbero molti da raccontare, intanto vogliamo ancora una volta ringraziare pubblicamente Omar per la sua disponibilità e umanità, una gran persona. Come sovente raccontiamo, il ricordo più caro è quello di quando qualche anno fa a un suo concerto ci ha visti tra il pubblico e nel bel mezzo di un’esibizione ci ha invitati sul palco, è salita solo Anna e ha duettato con lui in Sangue impazzito. Fantastico.

Fata Verde è il brano che vede presente Omar Pedrini ed è anche questo un testo da leggere in controluce. Qual è il significato e il messaggio del brano?
Tenevamo molto a trattare un tema come l’omosessualità, cercando di non scadere nella retorica, o nei luoghi comuni, e nel contempo parlare dell’uso di sostanze allucinogene, assenzio in primis, anche detto Fatina verde; lo abbiamo fatto ispirandoci all’intensa e sofferta storia d’amore tra Arthur Rimbaud e Paul Verlaine, i poeti “maledetti” di fin de siècle, che vissero il loro rapporto “impossibile” con l’obiettivo di raggiungere l’ignoto attraverso lo scatenamento dei sensi. Fossero vissuti oggi, la loro ribellione verrebbe vista come una salutare provocazione ma, all’epoca, la relazione, finita a rivoltellate, ebbe ripercussioni serie e suscitò indignazione.
Di quell’amore oggi ci restano una pistola, delle lettere e dei bicchieri vuoti, ma anche lo stupore di meravigliosi versi.

Qual è il vostro brano preferito e perché?
Domandona! Diciamo che ognuno di noi personalmente può avere preferenza per un brano piuttosto che un altro, che sia dal punto di vista musicale o che della tematica trattata, ma preferiamo considerare l’intero album come un’opera unica anche perché tutte le canzoni presenti sono scritte non come riempitivo ma come potenziale singolo.

Il vostro sound è in continua evoluzione e non posso non notare che in quest’album sono presenti, se non ricordo male per la prima volta, le tastiere. La prossima tappa degli ArtemisA sarà un album prog-rock?
Quando componiamo non ci poniamo limiti o restrizioni legate ad un genere, ma deve alla fine “suonare” ArtemisiA. Non è la prima volta che ci avvaliamo del supporto delle tastiere ma è la prima volta che hanno un ruolo predominante nei brani in cui sono presenti: basti pensare a Fata Verde dove dall’intro all’accompagnamento la struttura è data dal pianoforte. In Nelle terre di Ulisse il discorso si fa particolare: in questa canzone non riuscivamo a incastrare nessuna melodia cantata e allora il nostro Ulisse Tonon ha cominciato a lavorarci su con flauti traverso, piano elettrico e archi e da lì abbiamo virato per una struttura prog che ci ha divertito molto suonare. Se la prossima tappa sarà un album prog-rock? E chi può dirlo? Perché no. Sicuramente avrà il marchio del sound ArtemisiA.

So che progettare in questo periodo è difficile, ma so anche che è impossibile non farlo. Vi chiedo, dunque, se ci sono progetti per la prossima estate e se la buona eco che sta avendo l’album vi ha portato ad avere contatti con l’estero.
I progetti ci sono, la voglia di suonare finalmente dal vivo ancora di più. Abbiamo contatti e appuntamenti che però ovviamente sono in attesa di conferma dato il momento. Con l’estero onestamente no, anche se la cosa ci piacerebbe e lusingherebbe parecchio. Ci auguriamo comunque che tutto torni alla normalità perché non se ne può veramente più. C’è bisogno di tornare a vivere e respirare musica.

Vi ringrazio come sempre per la disponibilità e, soprattutto, per la Musica che regalate. A voi l’ultimo pensiero da rivolgere ai nostri lettori.
Grazie a te per le belle parole che da sempre hai per noi e la nostra musica. Ai lettori vorremmo dire di continuare ad ascoltare e supportare i gruppi non prettamente mainstream perché solo così la musica non “imposta dall’alto” o quella da “Talent” può ricevere linfa vitale e crescere. Buon rock a tutti!!

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Fortunato Mannino

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