Recensioni

Artemisia – Derealizzazione Sintomatica

Storie eleganti raccontate con un sound che affonda le sue radici nell’hard rock ma che è assolutamente ArtemisiA.

Gli Artemisia sono uno di quei gruppi che seguiamo con piacere, perché, al di là dell’ottima musica che propongono, offrono sempre importanti spunti di riflessione e illuminano pagine di storia. Un misto di cultura e attualità che dimostra, senza se e senza ma, che la Musica non è solo musica. E non mi stupisce più di tanto il fatto che sulla copertina dell’album campeggi un adesivo, che racconta della presenza di un grande come Omar Pedrini. Una bella e meritata soddisfazione per loro, una conferma per noi di SOund36 che li seguiamo da tempo e che siamo convinti che la Musica è tutto fuorché un fenomeno da baraccone da costruire in TV o sui social. Derealizzazione Sintomatica è il loro ultimo album e chiude, almeno per ora, quella trilogia dell’inconscio che è iniziata con Stati alterati di Coscienza e subito dopo con Rito Apotropaico, album di cui consiglio l’acquisto. Derealizzazione Sintomatica non è, dunque, un figlio della pandemia, ma indaga in quelle ataviche fobie che, oggi più che mai, accompagnano la nostra quotidianità. Ma se le paure fanno parte di ognuno di noi è altrettanto vero che il concetto di male nella nostra società è in costante evoluzione.
Ladro d’Anime è un brano che, come tutto l’album, va letto in controluce e nel quale si scorge una società decadente, che ha perso etica e morale e che mira ad ottenere solo un qualche tipo di successo. Un cinismo violento che, purtroppo, si riscontra costantemente e in modo preoccupante anche tra i giovanissimi.
L’aspetto culturale, quello con la c maiuscola, e l’aspetto sociale li ritroviamo in due brani: Ombre della mente e Fata Verde. Il primo ci riporta in quell’inferno che erano i manicomi e alle sofferenze che, senza colpa alcuna, molte persone tra le quali diversi intellettuali hanno dovuto subire. Il brano prende spunto dalla figura di Alda Merini ed a questa potrei aggiungere quella di Dino Campana, Lorenzo Calogero e Giuseppe Fantino ma… la lista sarebbe lunga. I manicomi sono stati chiusi, questa è sicuramente una bella notizia ma, purtroppo, la cura della psiche in questa strana epoca storica continua ad essere una sorta di tabù con il risultato che tanta gente disturbata è libera e può far danni.
Nel brano, che vede la presenza di Omar Pedrini, i protagonisti sono i due poètes maudits Arthur Rimbaud e Paul Verlaine e… L’assenzio. Anche in questo caso gli Artemisia escogitano un modo elegante per affrontare due temi scottanti: le discriminazioni sessuali e la droga. Due temi che animano non poco il dibattito sociale e politico. Per quel che riguarda il primo reputo addirittura assurdo il discuterne, nel 2021 pensare di classificare / discriminare le persone in base al sesso è indice di profonda ignoranza e il fatto che il problema esista mi fa capire quanto bigotta sia la società mondiale. Il secondo è e resta una guerra che perdiamo ogni giorno sulle strade dello spaccio a causa della troppa tolleranza, dell’evoluzione delle droghe sintetiche, della disinformazione e della mancanza di dialogo all’interno delle famiglie.
Storie eleganti raccontate con un sound che affonda le sue radici nell’hard rock ma che è assolutamente ArtemisiA. E considerato che il sound è in continua evoluzione, è impossibile non notare che in alcuni brani, Fata Verde è uno di questi, le tastiere per la prima volta sono predominanti. La domanda a questo punto è: l’evoluzione sarà prog-rock? In attesa della risposta… Fate vostro uno degli album più belli e significativi del 2021.

 

Artemisia
Onde Roar Records
Mazzarella Press Office

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Fortunato Mannino

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