Recensioni

ArtemisiA – Anime Inquiete

Fortunato Mannino

Quarantacinque minuti tiratissimi, durante i quali gli ArtemisiA ripercorrono la loro decennale carriera

Con l’autunno alle porte possiamo dare l’arrivederci, inutile sperare altro almeno per quel che mi riguarda, ai tormentoni estivi, alla musica assordante e intossicante dei lidi, ai karaoke, ai balli sociali e a tutta quella serie di pseudo concerti che spesso animano città e paesi. Per disintossicarsi bene, bisogna ricominciare con del buon sano e vecchio Rock. Quindi la proposta di oggi è di quelle che non lasciano dubbi o incertezze: ArtemisiA. Chi ci segue ricorderà non solo che sono stati nostri graditi ospiti ma, soprattutto, che Rito Apotropaico ha trovato facilmente spazio tra gli album più belli del 2017.
Tornano oggi con Anime Inquiete (live) che, immagino, sia un modo per celebrare i dieci anni (abbondanti) di carriera e, me lo auguro, l’anticipazione di un nuovo album. Quel che è certo è che la band di Vito Flebus & Co. supera brillantemente l’insidiosa prova del Live. Quarantacinque minuti tiratissimi, durante i quali gli ArtemisiA ripercorrono la loro decennale carriera. Lo fanno proponendo undici tra i brani più rappresentativi dei loro quattro album e, soprattutto, un hard rock che indaga su personaggi e aspetti nascosti e, qualche volta, truci della Storia trasformandoli in canzoni. Ritroviamo, per esempio, le atmosfere misteriose e cupe che caratterizzano i brani Rito Apotropaico o le storie tormentate e violente di Artemisia Gentileschi e della strega di Port’Alba. Gli ArtemisiA propongono testi solo apparentemente lontani o in bilico tra storia e mito, perché sullo sfondo c’è sempre un’attualità inquietante dura a morire. La superstizione e i preconcetti assunti a dogmi di presunta normalità, la violenza sulle donne i cui numeri sono un giornaliero stillicidio, la violenza sui bambini sono, infatti, tutt’altro che temi storicizzati. E se la band costruisce attorno a queste tematiche le atmosfere diventa impossibile, a questo punto, non lodare la bella voce e la grinta di Anna Ballarin, che le ripropone al pubblico. Dopo il monte, / c’è il mare aperto, prendendo spunto dai versi di Aliante, l’augurio con cui chiudo è che l’orizzonte dell’umana specie si elevi al di sopra della barbarie e dell’effimero e faccia, finalmente, quel sospirato salto evolutivo. Nel frattempo fate vostro questo cd e, a ritroso, scoprite una delle band più interessanti del nostro panorama musicale.

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