Recensioni

Ardityon – Ardityon

Fortunato Mannino

L’ apocalisse del fronte, l’eroica solitudine di chi mette a repentaglio la propria vita per la patria sono ben raccontate nell’album

Della Grande Guerra, in questi ultimi anni, si sono celebrati anniversari, ricordati avvenimenti ma, nei fatti, dubito che qualcuno di noi possa minimamente cogliere la portata che ebbero quegli eventi sulla vita di milioni di famiglie. Non è un caso, infatti, che qualche storico abbia definito quella mattanza come tragedia della modernità. Il mondo era cambiato velocemente e, mentre l’industria bellica immetteva sul mercato armi letali, i generali rimanevano ancorati a una visione ottocentesca dell’arte della guerra. Una follia che ha trovato impreparati tutti e, come sempre, a farne le spese sono stati i soldati, il cui eroismo è ormai semi nascosto dalle nebbie del tempo.
La Storia racconta di eventi, riporta date e cifre, ma ogni vita in quell’inferno oggi sarebbe stata un romanzo. La Musica in questi anni ha commemorato a suo modo quegli eventi, regalando album molto diversi musicalmente ma tutti, almeno quelli che ho ascoltato io, intimi ed evocativi, che hanno focalizzato l’attenzione dell’ascoltatore non tanto sull’evento storico in sé, ma bensì sul dramma umano.
Il 5 agosto del 2019 è uscito un altro album molto interessante e, sicuramente, diverso dai precedenti. È l’album d’esordio degli Ardityon band del nord est, fondata nel 2018 dal batterista Denis Novello e dal chitarrista Albert Marshall Biason.
Il titolo dell’album è uguale al nome della band e riporta alla memoria l’eroismo degli Arditi, reparto speciale della fanteria nel quale militarono eroi che invece di attendere la morte in trincea preferirono sfidarla con azione eroiche. Il linguaggio parlato dalla band è quello dell’Heavy Metal e a raccontare le dieci storie è la voce di Valeriano De Zordo che con il bassista Diego Bordin completano la band. Ad introdurci nel mood di quest’album ricco di sfaccettature sono due brani simbolo: Avanguardia di Morte e Ardityon. Simbolo perché sono quelli che risultano più strettamente legati alla tematica principale: l’apocalisse del fronte, l’eroica solitudine di chi mette a repentaglio la propria vita per la patria sono ben raccontate in questi primi due brani. Una delle caratteristiche, infatti, di quest’album è quella di spostare l’attenzione anche al presente e a quelle forze oscure che, dall’inizio dei tempi fino ai nostri giorni, organizzano guerre e fomentano odio manipolando abilmente il comune sentire, concetto che ritroviamo in Ancient Enemy. Non mancano, inoltre, temi legati alla pena di morte e ai cambiamenti climatici che sono solo apparentemente distanti da quella che è la tematica principale e che, invece, ci ricordano che forse la Grande Guerra è solo apparentemente finita.
Album bello a partire dalla copertina che, pur nel suo stile horror, ci cala immediatamente nel mood dell’album fino all’ultima nota. Che dire se non Buona la prima!

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