Recensioni

Antonio Fresa – Piano Verticale

Fortunato Mannino

“Tutto si muove dentro il mio corpo
e io vivo”

Questa recensione nasce nel silenzio di una notte d’agosto. I gioiosi clamori di casa hanno lasciato il posto al silenzio, nell’aria si percepiscono le future piogge autunnali ma il cielo si regala in tutto il suo splendore donando, a volte, fuggevoli bagliori di luce. A far da sottofondo e, soprattutto, ad intonarsi perfettamente con l’atmosfera e i miei stati d’animo Piano Verticale di Antonio Fresa. È uscito il 7 di giugno per la The Writing Room ed è il primo di una trilogia per pianoforte, che si prospetta molto interessante. Fresa non suscita emozioni attraverso le note della sua musica, ma ne esalta il potere evocativo attraverso degli haiku di Lorenzo Marone, che suggeriscono all’ascoltatore l’inizio di un percorso introspettivo.
Un percorso che trova un suo apice in Sette Anni perché, al contrario di quanto spesso avviene, l’autore non ci spinge indietro nei ricordi ma, bensì, avanti nel tempo costringendoci ad immaginare la nostra vita tra sette anni. Un’intuizione non banale se si considera che spesso siamo talmente presi dagli affanni del presente e, altrettanto spesso, logorati dai rimpianti di un immutabile passato che perdiamo di vista gli orizzonti futuri. Orizzonti che, non dimentichiamolo, per caso o per destino posso diventare foschi all’improvviso. Un messaggio importante che ognuno dovrebbe far proprio, perché ogni istante della vita è prezioso e irripetibile. Grazie alla settima arte questa bella intuizione è divenuta un video. Un video semplice quanto emozionante, che porta la firma del regista Lucio Fiorentino, la direzione della fotografia è stata affidata a Andrea Savoia. Come detto un video semplice ed emozionante, che coglie le emozioni e i pensieri sui volti di gente comune, d’ogni età e etnia, a cui è stato chiesto d’immaginare il proprio futuro mentre Antonio Fresa esegue il brano. Nelle emozioni che man mano si dipingono sui loro volti non è difficile indovinare noi stessi.
In apertura ho paragonato Piano Verticale ad una serata di fine agosto e la varietà dei percorsi sonori non ne sono che la conferma. Al momento introspettivo fa spesso eco quello più vivace e giocoso. È un disco con tanti ospiti importanti tra cui spicca il nome di Marco Pacassoni, che impreziosisce col suo vibrafono Inner Life. L’haiku che accompagna questo brano credo, al di là delle tante mie parole, possa rappresentare al meglio sia ciò che ha ispirato Piano Verticale sia ciò il suo ascolto suscita.

 

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