Recensioni

Annie Barbazza – Vive

Fortunato Mannino

Non c’è un brano più bello ma solo un album meraviglioso

Quando ho ricevuto la mail che annunciava la notizia dell’uscita del primo album di Annie Barbazza e la possibilità di acquistarlo in pre-order, non ci ho pensato un attimo. Come spesso scrivo, gli artisti non s’inventano nei talent, ma si scoprono ascoltando i dischi.
E chi ha ascoltato Moonchild, disco tra i più belli del 2018, chi ne conosce la storia, sa bene che Annie Barbazza è un talento puro e che l’eventuale uscita di un suo album solista era da considerarsi tra gli imprescindibili.
Ma a scoprire ed esaltare questo talento non siamo stati noi della stampa, ma chi ha scritto e scrive capitoli della Grande Storia della Musica. E il primo tra questi è Greg Lake, che ha espressamente voluto che fosse lei a portare avanti e terminare il suo ultimo progetto: ripercorrere i classici della sua carriera dando loro una dimensione essenziale e intimista.
Greg Lake ha fatto in tempo a curare la produzione di Moonchild ma, nel contempo, ci ha regalato un’Artista. E se questo lo possiamo considerare un grande esordio, è la realtà che la vede dal vivo al fianco di Eugenio Finardi, Robyn Hitchock, Osanna, Paul Roland e John Graves e tanti altri grandi che ci dà la vera dimensione artistica di questa ragazza.
Vive, uscito il 29 febbraio per la Dark Companion, non solo non tradisce le aspettative ma si candida ad essere uno degli album più belli di questo 2020 e, a mio modesto parere, tra vent’anni se ne parlerà e scriverà ancora. Ad introdurci nelle atmosfere dell’album è il titolo stesso: Vive. Parola semplice ma pregna di significati e significanti. Quello immediato e, meno scontato ma fondamentale per entrare nelle atmosfere dell’album, è che si tratta del segno con il quale William Xerra, artista visuale, dal 1976 firma alcune sue opere. L’immagine di copertina, presente anche come inserto nell’edizione in vinile, è una sua opera e ciò è un’ulteriore conferma della stima che Annie si è conquistata in questi anni.
Il frammento, lo spazio che occupa estrapolato dal contesto e la sua dimensione autonoma sono, per sommi capi, i cardini su cui si basa la poetica di Vive.
Sensazioni di un momento, ricordi che riaffiorano dalla memoria e che cercano una dimensione propria, sogni che pur nella loro evanescenza regalano materialità di realtà parallele.
Annie Barbazza, come suggerì lo stesso Greg Lake, avrebbe dovuto ricoprire, considerate le sue doti vocali e musicali, ogni ruolo in questo disco, ma il progetto si è evoluto e si è arricchito di tante personalità: Greg Lake, Paul Roland, John Greaves, Lino Capra Vaccina, Paolo Tofani, Max Marchini giusto per fare dei nomi. Artisti che non sono stati invitati, ma che hanno deciso di loro spontanea volontà di accompagnare Annie in quello che possiamo definire un viaggio introspettivo e intimista.
Dieci dei tredici brani portano la sua firma, due sono doni rispettivamente di Paul Roland e John Greaves e la splendida cover di How Beautiful You Are. Come avrete capito non c’è un brano più bello ma solo un album meraviglioso, elegante nel packaging e destinato a diventare rarità almeno per la sua prima edizione: 300 i vinili numerati a mano, 500 i cd papersleeve gold.

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