Recensioni

Anguish – Anguish

Fortunato Mannino

La società civile di oggi sembra ubriaca di edonismo ed egocentrismo

Il primo approccio con la proposta di oggi è, come spesso capita, visivo. Sono sicuro, infatti, che il teschio frantumato, nel quale ha trovato alloggio un serpente di cui s’intravvedono le inquietanti spire, la scritta Anguish, traducibile con angoscia, avranno colpito sicuramente la vostra fantasia. Danno input importanti per quello che sarà il mood dell’album, ma a spiazzare non poco sono le note di copertina. Le personalità musicali coinvolte in questo progetto provengono da mondi musicali lontanissimi. E poi… E poi il marchio RareNoiseRecords che, a suo modo, annuncia che la frontiera ha un nuovo confine. Dunque, il viaggio a cui ci si prepara è verso l’ignoto e il minimo che posso fare è iniziare a presentare i protagonisti: l’immenso, permettetemi l’elogio, Hans Joachim Irmler tastierista e membro fondatore dei Faust; Mats Gustafsson e Andreas Werliin rispettivamente sassofonista e batterista di Fire! Orchestra; Will Brooks e Mike Mare voce e chitarra dei Dälek. Dovendo descrivere, a grandi linee ovviamente, sonorità e generi che fanno capo ad ognuno posso dire che in quest’album si fondono: musica sperimentale ed elettronica, krautrock, free jazz, noise e hip-hop. Personaggi rivoluzionari che si sono incontrati l’estate scorsa al Faust Studio a Scheer, in Svevia, nella Germania meridionale e hanno tracciato una possibile via evolutiva dell’hip-hop sperimentale.
Personaggi che, come tanti grandi nel mondo della Musica, avvertono la delicatezza di questo particolare e pericoloso periodo storico. La politica è dominata da personalità che se non disturbate sono sicuramente pericolose, quella che dovrebbe essere la società civile sembra ubriaca di edonismo ed egocentrismo e poi c’è la strada sempre più affollata di diseredati. Tra le pieghe disperate di Healer’s Lament, uno dei vertici assoluti dell’intero album insieme all’introduttiva Vibrations, risuona anche l’inquietante interrogativo: perché i figli muoiono prima dei padri? La poesia diventata canzone è tratta dall’opera del poeta di Los Angeles Kamau Daáood. Osservare, riflettere e prendere coscienza: questo è il messaggio. La Musica disegna le atmosfere, si piega agli umori dei testi e, soprattutto, fluisce spontanea e imprevedibile. Il lavoro di post- produzione è minimo e se consideriamo anche che l’album nasce in tre giorni… Possiamo definirlo non solo un grande album, cosa che sarebbe alquanto scontata, ma seminale.

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