Sound&Vision

Angelo Branduardi @ Festival Vergilius

Gigi Fratus
Scritto da Gigi Fratus

Musica Sacra e profana, Branduardi mescola con sapienza l’antico ed il moderno, miscelando sapori, umori, sensazioni, sentimenti

Angelo Branduardi. E già, se non tutto, hai detto molto. Moltissimo!
Serata gradevole in quel di Palazzo Lechi ed il suo giardino, dove il piccolo palco viene posizionato, in quel di Calvisano.
Calvisano, patria del rugby lombardo, per una sera si veste di un abito diverso, un abito musicale di altissima fattura. All’interno della tre giorni del Festival Vergilius, viene chiamato ad intrattenere il folto pubblico l’ italico Menestrello, al secolo Angelo Branduardi, ed egli puntualissimo non fa attendere nemmeno un minuto in più del dovuto gli astanti in fremente attesa.
Alle 21.00 in punto il palco si illumina e, accompagnato da Fabio Valdemarin, il cantore di San Francesco si affaccia ai propri fedeli. Sarà l’inizio di una serata di magia e poesia tradotte in musica. L’incipit non potrebbe essere dei migliori: “Sono qui stasera per togliere, togliere tanti orpelli e riempire la musica della sua essenza…”. E così è per tutta la durata dell’esibizione.
Si parte con musiche antiche, rivisitate, riscritte, rielaborate facendone emergere l’anima più pura, si pesca dalla tradizione britannica, da colui il quale, Monteverdi, senza la cui opera la musica non sarebbe ciò che oggi abbiamo la fortuna di udire. L’evoluzione musicale non prescinde dal compositore italiano spiega Branduardi e certamente non si può dar torto al ragionamento del musicista di Cuggiono. Angelo ammalia i presenti con aneddoti di varia natura, spiega come la musica e la poesia siano figlie della stessa Musa e come egli ( con la collaborazione della moglie Luisa Zappa ) riesca a fondere queste due arti in una sola.
Dopo una prima parte dedicata alla rilettura della musica barocca, Egli ci delizia con “La canzone di Aengus il vagabondo “ poesia di William Butler Yeats, poeta e scrittore Irlandese. Il concerto fila via liscio, lievemente, il pubblico stregato segue con attenzione, ammaliato dal grande carisma emanato da questo gigante della musica italiana. Racconta di come la figura di Ernesto Guevara non lo ispirasse anzi, di come rifuggesse il personaggio e la violenza che lo circondava fino a quando casualmente lesse, sul Corriere della sera, la lettera che il “Che” scrisse ai propri Cari, una lettera d’addio, una lettera pregna d’amore e densa di emozioni che il Nostro, non pensava potessero appartene ad Ernesto Guevara il rivoluzionario.
“Padre da molto tempo non scrivevo più… la morte non l’ho mai cercata, ma questa volta forse verrà. Vorrei farvi capire che io vi ho molto amato…” ,
Lo spettacolo continua tra musica Sacra e profana, mescolando l’antico ed il moderno, miscelando sapori, umori, sensazioni, sentimenti… perchè la Musica è questo, null’altro che questo. Ed Angelo Branduardi ne è l’interprete più vero ed ha la sensibilità d’ animo più adatta ad estrinsecarla.

Articolo e Fotografie di Gigi Fratus

 

About the author

Gigi Fratus

Gigi Fratus

Nato a Seriate (Bg) nel 1969, due grandi Amori, mio figlio Mattia e la mia Morgana, un’Aprilia RSV del 2003.

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi