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Andrea Di Giustino: che senso ha l’uguale?

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Scritto da Red

Metafore armoniche ed ermetiche, testi che galleggiano e si fanno rispettare, voce pulita, sincera, semplicemente intonata…che non è dire poco. Cantautore di passione e di mestiere, vocal coach e artista in cuor suo e per il buon sentire di chi gli gravita attorno. La solita storia poi che chi non passa dalla grande televisione resterà a vita nella nomina da condannato ad emergente. Testimonianza e gusto di bel canto e di piacevole scrittura quella di Andrea Di Giustino, abruzzese che sforna un nuovo disco dal titolo – come scrivevo all’inizio – armonico ed ermetico: “Il Senso dell’Uguale” uscito per Hydra Music. Si sente (forse) e si legge sicuramente lo zampino di Mauro Mengali (O.R.O. indimenticabili) e il plauso per il bel lavoro di questo nuovo pop-d’autore italiano va anche alla direzione artistica firmata da Andrea Campisano e a Giulio Fonti per le musiche di due (una sicuramente) tra le più belle tracce di questo Cd: “Controindicazioni” e “Aprile”. Molto figlio di un Bersani che abbiamo conosciuto con “Giudizi Universali”, molto figlio di quella pulizia nel design di tutta la forma canzone che abbiamo conosciuto con Zarrillo piuttosto che con Baroni. E la lista dei riferimenti è lunga quanto inutile. Mi piace però sottolineare che la maturità ripaga di mestiere ben semplificato, in queste 9 tracce di musica leggera italiana in cui si canta l’uomo e l’umanità, l’uguaglianza come accettazione e il diverso come contaminazione. Andrea Di Giustino ci regala anche un bellissimo video, il singolo che come da tradizione anni ’90 doveva essere la seconda (come in questo caso) o la quinta traccia del disco: “Punto a capo”. Una svolta, un censimento di oneri ed onori, una rinascita dalle macerie di una sconfitta…ovviamente umana.
“Il senso dell’uguale” non si fregia di chissà quali guizzi d’energia e di chissà quali trovate armoniche e melodiche. Non guizza in originalità e probabilmente non ne aveva neanche l’intenzione…non rivoluziona l’ascolto o il panorama discografico italiano insomma. Un disco che resta al suo posto ma che, qualunque sia questo posto, sa di occuparlo a testa alta, meritevole di gran gusto e di semplice rispetto per la regola dell’arte. Il resto è storia che scriverete tutti voi.

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