La soffitta Recensioni

Andrea Chimenti – Il Porto Sepolto

Fortunato Mannino

Andrea Chimenti crea un bellissimo incontro tra microstoria, Storia, Poesia e Musica

Credo sia impossibile, anche lontanamente, immaginare cosa sia stata la Grande Guerra per i soldati che l’hanno combattuta. I libri raccontano di trincee, di condizioni miserevoli; i morti diventano statistica e le responsabilità si annebbiano. Il mio ricordo è un ricordo indiretto. È il ricordo di bimbo che, attonito e spaventato, guardava un uomo dallo sguardo perso che parlava, urlava, inveiva agli incubi che abitavano stabilmente nella sua mente. È il ricordo di uomo che attonito saliva i gradoni del sacrario di Redipuglia e, in silenzio, passeggiava tra i sogni infranti di giovani uomini.
È una guerra lontana, i cui echi risuonano ancora nelle micro storie che, di tanto in tanto, riemergono improvvise da luoghi sperduti e dimenticati. Diari che raccontano le speranze di quei giovani senza divisa, diari che danno un nome ad un mucchio di ossa in attesa di un luogo dove riposare. È l’eco di un vuoto familiare che diventa ricerca, che si trasforma in libro e fa rivivere, almeno nel ricordo, il brandello di una storia fagocitata dalla Storia.
Una premessa lunga, doverosa, non unica, considerato che tanti artisti hanno tributato album e canzoni a questa generazione sacrificata sull’altare della follia.
Tra i tanti ve n’è uno in particolare che mi piace proporre a chi non l’ha mai ascoltato e riproporre a chi l’ha dimenticato nella propria personale discografia: Il Porto Sepolto di Andrea Chimenti.
Il cd, uscito nel 2002 e ristampato quest’anno, racconta un evento di rara intensità emotiva: l’incontro tra microstoria, Storia, Poesia e Musica. Andrea Chimenti, artista tra i più raffinati del nostro panorama musicale, dà corpo e calore alle parole, al quel sublime misto di orrore e speranza che animava un giovane Ungaretti che, abbracciata con entusiasmo la causa interventista, si scontrava con la crudeltà bellica. Le calde, intime, malinconiche note del pianoforte abbracciano parole senza tempo, gli archi accompagnano discreti l’incedere del racconto e la mente, sempre distratta da un invadente presente, rivolge il suo sguardo indietro a quel sorriso, a quelle lacrime che i soldati regalarono a mogli, madri, fidanzate e figli. Ultima istantanea prima che l’orrore del fronte trasformasse tutto in dolore.

 

 

 

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