Recensioni

Andrea Chimenti – Yuri

Fortunato Mannino

Un’opera veramente complessa, affascinante e, soprattutto, completa. Sarà uno degli album più interessanti del 2015.

Presentare ai lettori più giovani di SOund36 la figura artistica di Andrea Chimenti non è semplice. Significa ripercorre, riassumere e, inevitabilmente, mortificare un’attività artistica più che trentennale. Parliamo, infatti, di un artista poliedrico la cui attività spazia dalla musica al teatro, dal teatro al cinema, dal cinema alla letteratura. Una carriera iniziata negli anni ’80 da protagonista della scena new wave italiana con i Moda (Vi prego non leggete Modà), e proseguita da solista con la pubblicazione di diversi album tra cui La maschera del Corvo Nero e L’Albero Pazzo. Nel 2000 porta a teatro le poesie di Ungaretti, un successo che confluirà nel 2002 nel cd Porto Sepolto. Il connubio letteratura – poesia si sublima proprio in questi giorni. L’anno scorso, infatti, ha pubblicato Yuri, il suo primo romanzo, e da quello ne è, naturalmente, scaturito l’omonimo album che uscirà il 20 marzo (prevista anche un’edizione in vinile) e che abbiamo avuto il piacere di sentire in anteprima.

Il protagonista è Yuri, adolescente che vive in un mondo ostile e cinico di cui non ha memoria. Ogni notte, infatti, i suoi ricordi si azzerano e l’unica sicurezza rimane un libro da cui non si separa mai. Un’opera che è metafora amara dei nostri giorni e che denuncia tutto il disagio e lo smarrimento delle nuove generazioni a cui è negato un futuro, una speranza. La prosa racconta gli eventi e li descrive entrando nei dettagli, ma la Musica ha il potere di coglierne gli aspetti e gli umori più profondi. Un’opera veramente complessa, affascinante e, soprattutto, completa. Dal punto di vista musicale non manca l’elemento sperimentale che scardina e innova la forma canzone. Il cantato stesso si alterna al reading conferendo, ancor di più, al disco un carattere poetico-letterario. Due brani su tutti: Il Canto Di Aede e Torbidi Giocolieri. Il primo ispirato dalla chiusura dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Greca, commovente l’immagine del Partenone che si sgretola sotto i colpi della burocrazia europea e della classe politica e corrotta. Dispiacere che si acuisce se tocca una terra che è culla della civiltà occidentale… da qui il canto triste di Aede, la prima, ma dimenticata, Musa del canto. Il secondo brano è una denuncia della mediocrità imperante. Uno sguardo crudo, impietoso che condanna, soprattutto, l’atteggiamento indolente del popolino che demanda, tristemente, il governo di un paese a personalità dalle dubbie qualità politiche e morali.

La foto di copertina, opera dell’artista Nicola Vinci, completa quello che sarà uno degli album più interessanti del 2015.

Fortunato Mannino

 

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