Recensioni

Alessio Arena – Atacama!

Fortunato Mannino

Il deserto diventa metafora dell’anima e di una società sempre più gretta e cinica a cui Alessio Arena regala queste dodici canzoni-poesie

Madre Natura ci dimostra che non esistono luoghi in cui la Vita non è possibile. Giocata su fragili equilibri e su leggi spesso crudeli anche nei luoghi più impervi la Vita trionfa. Il deserto cileno di Atacama è uno di questi. Arido e inospitale custodisce poche specie animali e perfettamente ambientate, ma, quando si creano le giuste condizioni climatiche, si assiste a quel fenomeno che prende il nome di deserto florido. Atacama! dà il titolo ad un album delicato, forse un po’ lontano dai miei ascolti, ma che ho apprezzato sia per l’equilibrio che speranza e malinconia sembrano trovare sia per le atmosfere che regala. Il deserto diventa metafora dell’anima e di una società sempre più gretta e cinica a cui Alessio Arena regala queste dodici canzoni-poesie. Un regalo fragile e forte come solo la poesia sa essere. Fragile e bello come un fiore che nasce in un qualsiasi deserto.
Il giovane cantante / scrittore partenopeo ma residente a Barcellona, il cui talento letterario e musicale ha già avuto autorevoli riconoscimenti, ricordiamo tra gli altri che nel 2014 la giuria presieduta da Mogol lo inserisce tra i vincitori del concorso Area Sanremo, in Atacama! racconta e si racconta in undici brani. Undici brani che parlano all’anima con la lingua del sud del mondo e del sud del mondo hanno quella malinconica dolcezza. Una lingua che sa congiungere spagnolo e napoletano e una musica che sa coniugare l’anima latina con quella della tradizione.
Nel disco troviamo ospiti noti al pubblico di SOund36 come Bruno Tomasello, Luigi Esposito, i Quartieri Jazz ma anche ospiti internazionali come Marta Gomez e Manuel Garcia, personalità musicali di primo piano nel mondo latino americano. Un disco che, se vogliamo, parla al mondo in un momento in cui il mondo sembra aver perso, per fortuna in parte, la sua umanità. Sull’onda di questa riflessione, che fa eco a quella straziante foto di un padre e di una figlia di due anni morti abbracciati nel Rio Grande mentre tentavano di inseguire una vita migliore, segnalo Los Niños Que Vuelan come brano più significativo di un album già di per sé molto bello. Una poesia struggente che non ha confini, non ha etnie ma come unico scopo quello di ricordare a tutti che i bambini hanno diritto ad un’infanzia felice.

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