Recensioni

Alessandro Hellmann @ Come Prati a Primavera

Fortunato Mannino

“Dimmi che sono vivo / in un paese morto / dimmi che sono giusto dalla parte del torto” Alessandro Hellmann

Probabilmente molti lettori leggendo il nome di Alessandro Hellmann penseranno che l’oggetto di questa recensione sia un libro o un’opera teatrale e, invece, no. A distanza di dodici anni da Sammertine Blue, lo scrittore e drammaturgo genovese nonché autore di canzoni torna ad incidere un nuovo album e lo fa per la Marerosso Edizioni.
Il titolo è Come Prati a Primavera un album che subito dopo il primo ascolto mi ha richiamato alla mente, ma solo dal punto di vista dell’approccio compositivo, il celeberrimo brano di Cat Stevens. Brano universalmente conosciuto ma spesso decontestualizzato e mai fino in fondo capito. Ripeto una suggestione, un’associazione spontanea, forse anche errata che nasce dalla capacità di Hellmann di universalizzare la dimensione intima della quotidianità.
Le atmosfere costruite attorno alle dieci poesie, adattate alla forma canzone, sono eteree e regalano immediatamente una sensazione di eterea serenità. Ma, proprio perché di poesia si tratta, ogni parola va colta nella sua essenza e ogni verso meditato e, dunque, l’ascolto non può e non dev’essere superficiale. Ogni brano meriterebbe un approfondimento, ma questa recensione nasce in un momento ben preciso e Canzone A Bassa Velocità diventa inevitabilmente la mia preferita.
Gli ascolti coincidono con l’approvazione di fatto della Tav, di un discutibile decreto sicurezza, dei soliti incendi dolosi che devastano la penisola, della Siberia che brucia mentre i ghiacci della Groenlandia si sciolgono, di Bolsonaro che autorizza di fatto la devastazione della foresta amazzonica e… La lista di (mis)fatti sarebbe ancora lunga. Le parentesi sono d’obbligo visto e considerato che spesso si tratta di decisioni politiche che, dunque, hanno il sostegno diretto della legge.
La canzone è, come s’intuisce, dedicata agli amici della Val di Susa che si battono titanicamente contro un progetto che definire controverso è riduttivo. Difficile non ritrovarsi e far propri i versi Dimmi che sono vivo / in un paese morto / dimmi che sono giusto dalla parte del torto. Il brano non è un attacco violento all’ipocrisia del sistema ma è, piuttosto, una riflessione pacata, sicuramente amara, ma che non chiude la porta alla speranza. E in questo caso la speranza è sinonimo di Coscienza Civica perché, a mio modesto avviso, tutto il mondo è un paese che sta morendo.
Se Canzone A Bassa Velocità apre l’album, a chiudere Come Prati a Primavera è Dopo il Temporale. Un brano che riporta ad un dolore infinito quale è la perdita di un genitore. Anche in questo caso la parola morte o genitore non vengono mai pronunciate, ma s’incarnano nel temporale e nell’atmosfera triste della poesia. L’avverbio dopo ci ricorda che ci sarà un giorno dopo, che Tutto sarà come sempre e niente sarà come prima. Anche in questo caso alla tristezza di fondo fa eco il messaggio: non sprecate i giorni e gli attimi, perché il tempo e il destino non si possono ingannare.
Lungo questa ideale via narrativa, che tocca due momenti “estremi” come l’impegno sociale e il dolore e la malinconia, si dipanano temi non meno importanti ma, certamente, più “leggeri” anche dal punto di vista musicale: tra questi non ultimo è l’amore declinato nelle sue diverse forme.
Album decisamente imprescindibile per chi ama la canzone d’autore.

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