Recensioni

Alessandro Corvaglia – Out Of The Gate

Scritto da Fortunato Mannino

Temi importanti ma non sono gli unici di in un album davvero ricco sia musicalmente che concettualmente

Ognuno di noi, col passare del tempo, costruisce intorno a sé quella che abbiamo imparato a conoscere come comfort zone, ovvero, quell’atteggiamento che tende ad escludere dalla quotidianità ogni forma di ansietà. Si cercano, soprattutto in un periodo storico complesso come quello che viviamo, sicurezze ma nel momento in cui le acquisiamo e tutto sembra portare a quella felicità e a quell’equilibrio agognato subentra, inevitabilmente, un senso opprimente di insoddisfazione. E proprio in quel momento è decisa la scelta di varcare il cancello e offrirsi all’imprevisto e a nuove possibilità. È questo il senso del titolo e dell’immagine del primo album solista di Alessandro Corvaglia. Un nome che si lega indissolubilmente a gruppi come Delirium, La Maschera di Cera, Hostsonaten e Mr. Punch, che rappresentano il meglio del prog rock nazionale e internazionale. Progetti di gruppo che lo vedono protagonista accanto ad altri personaggi di primo piano come Fabio Zuffanti, ma che a lungo andare hanno ritardato, forse troppo, considerato l’ascolto dell’album, quello che era un esordio da solista.
Out Of The Gate, questo il titolo dell’album, è l’accettazione di una sfida a lungo rimandata e vinta senza dubbio alcuno, che rappresenta la summa di quelle che sono le esperienze musicali dell’artista. Da un album prog ci si aspetta, infatti, un fil rouge che guidi l’ascoltatore all’interno di una storia e, in questo caso, è la storia stessa dell’artista e della sua musica. Alessandro Corvaglia ci trasporta innanzitutto nel suo mondo sonoro fatto di tutte quelle raffinatezze che il prog sa offrire e lo fa senza mai scadere nell’assolo superfluo o peggio in un anacronistico manierismo. Racconta di sé nei brani più autobiografici e condivide la sua opinione su quelli che sono gli argomenti di più stretta attualità. Su questi mi fermo un po’ di più, perché sono quelli che riguardano il nostro quotidiano, entrati in una dimensione di tragica indifferenza.
Il primo brano che segnalo è Promised Land e, come si può intuire dal titolo, tocca il delicato tema dei migranti. Gente che fugge da paesi martoriati da guerre e malattie, inseguendo il sogno di una vita normale. Migranti che spesso conosciamo attraverso i numeri dello sbarco, usati per barbara propaganda politica, ma mai con un nome o con un volto da associare a una storia. L’altro brano che voglio segnalare è Preaching On Line nel quale l’autore, nel criticare la nefasta influenza dei social e dei blogger, denuncia il costante abbrutimento umano e culturale della società contemporanea.
Temi importanti ma non sono gli unici di in un album davvero ricco sia musicalmente che concettualmente. La presentazione di Out of the Gate sarebbe monca se non mi soffermassi un attimo sulla presenza degli ospiti e in particolare su quella del grande chitarrista Gordon Giltrap, che ha donato l’inedito A Deed within a Dream e ha composto e suonato 12 Towers. Come ho scritto ci sono altri ospiti ma, a questo punto, assodato che si tratti di un album che un amante del prog-rock deve avere, l’invito al lettore è quello a scoprirli da sé acquistando l’album uscito per l’AMS Records.

Alessandro Corvaglia
Synpress44 Uffico Stampa
AMS Records

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Fortunato Mannino

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