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ALEA: l’eleganza di “Spleenless”

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Scritto da Red

Finalmente la nuova musica italiana sforna qualcosa di sostanzioso, ricco di carattere, elegante nella forma, fermo di buon mestiere e sincero in quello che sa di essere senza inventarsi cose senza senso e senza concretezza. Lei è ALEA, nome d’arte di Alessandra Zuccaro, cantante pugliese che fa il suo esordio con questo disco dal titolo “Spleenless” pubblicato da Luna Rossa Records. Diciamo subito che questo è un lavoro che merita e anzi richiede competenza per poterlo capire come si deve…figuriamoci raccontarlo in una breve recensione come questa che mi vede subito in difficoltà. Cercherò di mantenermi dunque su linee generali senza avventurarmi troppo in paesaggi assai più complessi della mia esperienza. E poi diciamo anche che chi pensa di mettersi all’ascolto di novità e rivoluzioni di stile sta sbagliando tutto. Questo è un cofanetto pregiato e segreto dove si nascondono preziosi cesellati da mani artigiane che conoscono bene il mestiere. Sono brani di soul, musica nera americana scritta, pensata e sviluppata da una voce bianchissima e italianissima che di certo non cade al fascino dell’inglese ma scrive in italiano e compone in italiano. La produzione coadiuvata anche dal pianista e arrangiatore Pasquale Carrieri restituisce al disco un sapore riccamente espressivo ed estremamente emozionale. Dalle note di stampa si legge di una certa vena vintage che tuttavia ho scorto solo di striscio pensando forzatamente al genere e alle intenzioni…diversamente trovo che il disco sia abbastanza attuale da un punto di vista sonoro – certamente non siamo qui ad ascoltare trame digitali di strumenti che sposano un dialogo main stream. Tutto è confezionato con mestiere e conoscenza delle parti regalandoci 9 brani che mescolano assieme gocce di fusion, andamenti soul come dicevamo prima, e poi c’è tanto blues e una coperta calda di jazz per preservare il disco dalle intemperie dei saccenti. Nella tracklist troviamo anche il brano “Miss celie’s blues”, unica cover di tutto il lavoro, un omaggio coerente e altrettanto educato di “Miss Celie’s Blues (Sister)” colonna sonora di “The color purple” uscito nel 1986. Dunque una sensazione strana e quanto mai nuova che però mi restituisce un senso di equilibrio e soluzione: un disco di musica sfacciatamente americana che però è italiano in tutto e per tutto, senza filtri, senza finzioni e senza maschere. E la cosa non sa di incoerenza e di inganno. Come a dire ecco la versione nostrana della storia del grande Soul degli anni gloriosi. Un bellissimo ascolto di questa scena italiana che regala solo mille copie mal prodotte di se stessi…e di se stessi ancora.

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