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Bianco @ Quirinetta

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Scritto da Paola Varricchio

“Fumo l’ultima”: parte da Roma il tour di Alberto Bianco, cantautore torinese

Sabato 30 settembre, al Quirinetta di Roma, c’eravamo anche noi per la prima data del tour del cantautore torinese Bianco.
Classe 1984 e tre dischi alle spalle, un cantautore giovane con  un bel pezzetto di strada da raccontare: “Nostalgia”, il primo disco del 2011, ha debuttato in streaming esclusivo sul sito di Rolling Stone Magazine e a maggio dello stesso anno Bianco è stato notato da MTV, che lo ha nominato artista della settimana per MTV New Generation con il video di “Mela”, il suo primo singolo. Da qui una serie di supporti a importanti artisti del panorama indipendente italiano e internazionale: Niccolò Fabi, Dente, Le luci della centrale elettrica, Noah and the Whale, White Lies.
Sul palco con Bianco la sua band – Matteo Giai, Filippo Cornaglia e Damir Nefa – la stessa che, insieme a lui, ha accompagnato Niccolò Fabi nel tour di “Una somma di Piccole Cose”.
Il concerto di sabato è stato aperto dai Giulia’s Mother.
Bianco è salito sul palco con una cover di “Una città per cantare”. Una bella scelta con la quale sembra voler iniziare a raccontare una storia, la sua. Perché questa sembra essere la sua indole: quella del narratore. I suoi dischi parlano di musica, di amore, di felicità e lo fanno con uno stile a tratti molto vicino a quello della scuola cantautoriale romana, della quale è innamorato e che pare ricambiare, visti i supporti e le collaborazioni con Gazzè, con Fabi e con artisti della scena musicale romana indipendente come Margherita Vicario, Luca Carocci, Ilaria Graziano e Francesco Forni.
“Splendidi”, “Raccontami”, le prime battute del concerto sono dedicate al primo album, quando arriva “Guardare per aria” il pubblico si è riscaldato, canta, si fa sentire.
Bianco sale sul palco con un sorriso grato e lo conserva per tutto il tempo del concerto; un sorriso immenso, che colpisce chi non lo ha mai visto dal vivo, ma probabilmente colpisce tutti. La complicità tra lui e i suoi compagni di viaggio regna sovrana e rende l’atmosfera speciale.
“Ma la felicità è un drago fatto di gesti piccoli ma così piccoli quasi invisibili. La paura è fatta di niente come Dio è fatta di niente come il tempo è fatta di niente come un salto è fatta di niente..”. “Drago” è uno dei tanti pezzi portati da Bianco sul palco del Quirinetta, forse uno dei più belli.
“Volume”, “Quello che non hai”, “Filo d’erba”, e ancora “La solitudine perché c’è”, “Corri, corri” pezzo tratto dall’album Guardare per Aria, scritto e cantato con l’amica e cantautrice Levante.
Il concerto si chiude con “La strada tra la terra e il sole”.
Sul bis Bianco chiama sul palco Luca Carocci e Margherita Vicario, un trio già consolidato il loro, che si esibisce in “Passo dopo passo”, un pezzo di Carocci. Subito dopo sale sul palco Ilaria Graziano, con la quale Bianco canta “Rosso che manca di sera”, bellissimo pezzo tratto dall’album di Ilaria Graziano e Francesco Forni, “From Bedlame to Lenane”.
Nel bis non poteva mancare “Mela”, primo singolo del suo primo album.
Con “Le stelle di notte”, cantata insieme a Wrongonyou, chiamato sul palco per l’occasione, e Margherita Vicario, si chiude definitivamente il concerto.
Me ne vado con la sensazione di aver visto sul palco una bella fetta di quella che tra qualche anno sarà la scuola cantautoriale romana che solcherà i palchi grandi, che un po’ già lo fa. In bocca al lupo a questo gruppo di artisti che cresce, che cammina insieme, che in questo cammino ci mette l’anima e il cuore.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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