Recensioni

Alberto La Neve – Night Windows

Fortunato Mannino

Sicuramente uno degli album più belli del 2019

Sembrerà paradossale ma, in un periodo storico caratterizzato dal bulimico uso di cellulari e social, la condizione imperante dell’umanità è di estrema solitudine. Una condizione non nuova, il pensiero corre veloce a Pirandello, ma la tecnologia non ha fatto che acuire quel sentimento latente di insoddisfazione che alberga in ognuno di noi. L’averlo traslato su piattaforme social e il viver in simbiosi con le chat dei cellulari ha, infine, esaltato spesso quelli che sono gli aspetti più beceri dell’animo umano: edonismo, egocentrismo e odio. Il discorso sarebbe lungo e ricco di sfaccettature ma due aspetti, a mio modesto parere, sembrano ineccepibili: la percezione falsata della realtà e la diffusione della solitudine anche in quelle fasce d’età nelle quali, per natura e in generale, dovrebbero essere aliene. Scrivo solitudine con lettera minuscola per distinguerla dalla Solitudine che, viceversa, reputo una condizione, innanzitutto, consapevole e per tanti aspetti positiva. Ma perché parliamo di solitudine? Perché l’album che presentiamo oggi, uscito il 1° giugno per l’etichetta indipendente Manitù Records, ci regala la possibilità di riflettere e analizzare questa condizione / sentimento.
L’album porta la firma di Alberto la Neve sassofonista e compositore cosentino, che abbiamo presentato ai lettori di SOund36 lo scorso anno. In quell’occasione la fonte d’ispirazione era Viaggio al centro della Terra capolavoro di J. Verne, per chi ha letto il libro e per chi non ha ascoltato Lidenbrock potrebbe essere l’occasione giusta.
Anche questa volta la fonte d’ispirazione è culturale, ma riguarda il meraviglioso mondo dell’Arte. Gli otto brani che compongono Night Windows non sono altro che ideali colonne sonore a otto splendidi dipinti di Edward Hopper. L’artista statunitense che, più di tutti e con estremo realismo, ha raccontato le solitudini umane. Tanti di noi avranno cercato di indovinare i pensieri di quei personaggi e avere oggi tra le mani questo disco è una sensazione splendida. Non ci sono parole, solo un sassofono che racconta sfumature di stati d’animo.
Un album notturno e introspettivo da ascoltare in Solitudine magari osservando e riosservando i quadri Hopper, per indovinare i nostri pensieri riflessi nell’Altro. Segnalo Room in Brooklyn solo perché mi dà l’occasione di omaggiare la splendida voce di Fabiana Dota che, con i suoi vocalizzi, impreziosisce ancor di più un album già di per sé splendido.
Sicuramente uno degli album più belli del 2019.

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