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Afterhours @ Rock in Roma

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Scritto da Paola Varricchio

Una band matura, consapevole, affiatata e che ha voglia di raccontarsi nella sua nuova veste, questi gli Afterhours sul palco di Capannelle

E cosi dopo tanto rumore attorno al caso “X Factor”, dopo l’esordio con la rinnovata formazione e il buzz creato prima dell’uscita dell’ultimo album, è iniziato il tanto atteso tour degli Afterhours.
Martedì 19 luglio è stata la volta del PostePay Rock in Roma. Con un’ inattesa puntualità, mentre molti ancora erano in fila per prendere da bere, la band ha aperto le danze con Grande, il brano che apre anche il nuovo album, Folfiri o Folfox. Un pezzo bellissimo che ha catapultato immediatamente il pubblico nella dimensione intensa di questo nuovo percorso intrapreso dalla band.
Dopo Ti Cambia Il Sapore e Il Mio Popolo Si Fa, le prime parole di Agnelli precedono Non Voglio Ritrovare Il Tuo Nome, “Ci sono dei cerchi che vanno chiusi, bisogna imparare a lasciar andare le cose”. A partire da questo momento i primi omaggi ai vecchi album, Ballata Per La Mia Piccola Iena, Varanasy Baby.
E’ di poche parole Agnelli, il suo secondo intervento precede Padania, “mi è capitato di lottare tutta la vita per un sogno, per poi dimenticare qual era”.
Brani vecchi e nuovi si alternano, Né Pani Né Pesci, il pubblico in delirio su Male Di Miele, poi ancora L’odore della Giacca di Mio Padre in una versione molto intima eseguita inizialmente solo piano e voce, Sangue di Giuda, La sottile Linea Bianca; la band è in gran forma, la rinnovata formazione fa scintille sul palco, molti dicono sia la migliore che abbiano mai avuto gli Afterhours. Quello che è certo è che sono affiatati, Rondanini e Pilia sono un gran valore aggiunto, la chitarra di Xabier Iriondo e il violino di Rodrigo D’Erasmo la fanno da padrone, anche se con l’acustica di Capannelle il suono non è pulitissimo. Proprio come in Folfiri o Folfox l’ultimo brano è Se Io Fossi Il Giudice.
“Oggi svegliandomi ho realizzato che tutto il resto è stupido, voglio provare a vivere”.
Una band matura, consapevole, affiatata e che ha voglia di raccontarsi nella sua nuova veste, questi gli Afterhours sul palco del PostePay Rock in Roma, la sensazione è stata quella di trovarsi davanti ad una band profondamente presente a sé stessa.
Dopo l’ultimo pezzo gli Afterhours hanno concesso un generoso bis, Riprendere Berlino, Strategie, Pop. “20 anni fa ho scritto una canzone, pensavo che il pop mi stesse rovinando la vita, non sapevo cosa sarebbe successo” .
Poi ancora Quello Che Non C’è, la presentazione della band su Voglio Una Pelle Splendida, il live sembra chiudersi con Bye Bue Bombay, come spesso accade, ma c’è ancora spazio per l’ultimo saluto ad un pubblico compiaciuto ed appagato, con Non è Per Sempre.
Capisci che un concerto è riuscito quando uscendo hai voglia di dire “grazie”, semplicemente, e senti che molti intorno a te provano la stessa sensazione.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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