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XABIER IRIONDO, Intervista

Giovanni Panebianco

Suonare davanti a più di dodicimila persone è una di quelle cose che non immagini e magari non ti sogni neanche. Un arcobaleno di emozioni senza fine

Negli Afterhours, Xabier Iriondo ha rappresentato l’avanguardista, colui votato alla sperimentazione. Ovviamente, non si ferma solo alla band di Manuel Agnelli il suo vissuto musicale. Negli anni ha collaborato con molteplici artisti, tra cui ricordiamo Damo Suzuki dei Can e gli Zu, ha militato in gruppi che spaziavano dal Noise al Post-Rock come i Six Minute War Madness e gli A Short Apnea. Un curriculum praticamente sconfinato. Dal 16 al 17 Marzo presso l’ex convento Le Clarisse di Caramanico Terme ha condotto un workshop dal titolo “Suoni Residenti”. Avendolo a due passi non potevamo farci sfuggire l’occasione di realizzare questa intervista, con la collaborazione importante dell’Associazione Culturale ControConvento.

Avete da poco festeggiato i trent’anni con gli Afterhours. Cosa ha significato questo traguardo per te?
E’ stata una grande festa e per me un traguardo speciale, anche perché, dopo Manuel, della formazione attuale sono colui che ha suonato per più tempo con gli Afterhours. Ho iniziato a suonarci nel 1992 fino al 2001, poi sono rientrato nel 2010. Ora siamo nel 2019, quindi complessivamente fanno quasi vent’anni. Aver festeggiato nel palazzetto più importante di Milano, che è la mia città, davanti a più di dodicimila persone, sono quelle cose che non immagini e magari non ti sogni neanche. Un arcobaleno di emozioni senza fine. E’ stato molto profondo, molto liberatorio e molto divertente, diciamocelo.

Ora ti trovi qui a Caramanico, dove stai tenendo questo workshop. Quanto è importante per te lo studio dello strumento per un musicista?
Più che lo studio dello strumento, che non mi interessa più di tanto, io sono completamente autodidatta, mi interessa lo studio del suono, dei timbri. La mia ricerca è legata soprattutto al lavoro che si può fare sugli spettri di frequenza, su come intervenire nei termini di arrangiamento dei brani e questo è quello che in realtà porto e che sto facendo in questi giorni qui a Caramanico Terme. Racconto come si lavora, come si registra, come si produce, come si arrangia con le palette timbriche.

Cosa è secondo te la sperimentazione sonora?
Faccio spesso il paragone di immaginare un bambino con una postazione di gioco di costruzioni, che sia il Meccano o che sia il Lego, e inventarsi non quello che c’è scritto e ti viene venduto nella scatola, ma quello che la tua fantasia ti porta a creare. Per me, il percorso di sperimentare, e quindi trovare delle strade alternative nella musica o nell’arte, è un aspetto giocoso e libero, ma, nello stesso tempo, anche altamente professionale e consapevole. Sperimentare significa cercare di sentirmi nuovo in ogni momento, non ripetermi e non riciclare delle formule che ho già usato.

Cosa vuol dire essere Indie oggi, visto che il termine stesso attualmente è spesso fuso e confuso con il mainstream?
Non ha molto senso. Indie significa “indipendente” dal sistema. Se si parla di musica, indipendente dal sistema discografico, dai meccanismi associati al business esterno. Oggi quando si parla di gruppi Indie, si abusa di questo termine e questo mi fa un po’ ridere. E’ una cosa nella quale non credo e non mi interessa, sinceramente.

So che hai sangue basco nelle vene. Quanto hanno influito le tue origini nella musica che suoni?
Tantissimo. Io sono cresciuto ascoltando il Punk Rock radical basco quando avevo quattordici o quindici anni. Da lì deriva la mia urgenza espressiva, la mia arroganza sul palco e le mie sonorità così estreme. Nell’infanzia ho ascoltato anche tanta musica Folk tradizionale basca, che ha delle origini anche molto ancestrali nell’utilizzo di strumenti piuttosto primitivi. Queste cose mi sono rimaste dentro, continuano a navigare in me e io le lascio cavalcare le onde liberamente.

Progetti futuri?
Ci sono delle nuove band che stanno nascendo, di cui non ti posso rivelare i nomi, con alcuni amici di vecchia data e anche con dei nuovi amici. Oltre a questo, uscirà a brevissimo un disco insieme ad Alos, alias Stefania Pedretti, che si chiamerà Coscienza di sè, ispirato ad Emma Goldman, un’anarchica femminista rivoluzionaria e filosofa dei primi del ‘900. I testi delle nostre canzoni sono le sue parole e i suoi scritti. Crediamo che in questo momento, pieno di violenza e femminicidio, parlare della libertà di espressione e libertà di amore sia molto importante.

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